sabato 21 aprile 2018 13:43
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Da sinistra: Ciccariello, Rattà, Grassi, Crescenti, Morabito

Gioia Tauro. Operazione Safe Roads: smantellata organizzazione dedita a rapine, dettagli nomi video e foto degli arrestati

Gioia Tauro (Reggio Calabria). Nel corso della notte, rende noto un comunicato stampa della Questura di Reggio Calabria che qui pubblichiamo integralmente, ad epilogo di una complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palmi, la Polizia di Stato ha dato esecuzione a 9 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Gip del Tribunale di Palmi, su richiesta della Procura, nei confronti di:

  1. Diego Mammoliti, 30enne nato a Cinquefrondi, detenuto;
  2. Rocco Furuli, 28enne nato in Germania, detenuto;
  3. Rocco Gallo, 41enne nato a Taurianova, detenuto agli arresti domiciliari;
  4. Salvatore Scandinaro, 30enne nato a Cinquefrondi, detenuto;
  5. Giovanni Serreti, 32enne nato a Ciqnurefrondi, detenuto;
  6. Bruno D’Agostino, 29enne nato a Cinquefrondi;
  7. Francesco Amato, 46enne nato a Rosarno;
  8. Michele Varone, 24enne nato a Cinquefrondi;
  9. Antonino De Paola, 31enne nato a Correggio (RE);

indagati, in concorso, dei reati di associazione a delinquere, di numerosi reati di rapina aggravata, ricettazione, sequestro di persona, detenzione di armi e munizionamento da guerra e di armi clandestine e procurata inosservanza di pena.
I provvedimenti restrittivi scaturiscono da una penetrante indagine, condotta dalla Sezione Investigativa del Commissariato di Gioia Tauro, diretto dal vice questore aggiunto Angelo Morabito, e dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, diretta dal primo dirigente Francesco Rattà e dal suo vice Fabio Catalano, col coordinamento della Procura di Palmi, nei confronti di un pericoloso gruppo criminale emergente dedito alla commissione di numerose rapine e di altri reati. I provvedimenti sono stati eseguiti con l’ausilio di equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine.
L’indagine, anche di carattere tecnico, durata tre anni, colpisce i presunti responsabili di decine di rapine a mano armata, perpetrate nel comprensorio della Piana di Gioia Tauro e nel vibonese, tra gli anni 2008 e 2012 e fino ad oggi, con riconducibilità delle stesse (o comunque di buona parte delle stesse) ad un’unica organizzazione criminale, avente disponibilità di armi di varia tipologia, recuperate anche attraverso rapine eseguite in danno di cacciatori ed occultate in basi logistiche dislocate sul territorio.
Alcune rapine individuate nel corso delle indagini hanno consentito di accertare collegamenti con circuiti criminali anche esterni alla piana di Gioia Tauro, in particolare della provincia di Vibo Valentia e della fascia jonica reggina, utili per acquisire la disponibilità di armi e delle auto usate per la commissione delle rapine, nonché per collocare la merce provento dei reati e ricavarne, dunque, profitto.
L’indagine, che ha ampiamente spiegato il modus operandi dell’organizzazione, trae origine da precedenti attività investigative riguardanti lo stesso gruppo criminale, già coinvolto in passato nella commissione di altri delitti ed in particolare rapine, e prendeva spunto da altra attività culminata con l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare che, nell’aprile del 2005, di fatto aveva bloccato l’operatività criminale del gruppo.
Si è raggiunta la prova di una sostanziale continuità operativa tra quella associazione e quella attuale, seppure composta soggettivamente da più numerosi e diversi indagati.
La recrudescenza dei fenomeni delittuosi e la disamina delle dinamiche criminali, poste in essere nel corso delle azioni criminose, lasciava intravedere numerose affinità tra il gruppo di indagati attenzionato in precedenza ed i soggetti presunti responsabili dei nuovi delitti, pertanto, considerate le forti analogie sia nel modus operandi, sia nell’ubicazione geografica dove le rapine venivano perpetrate, cioè la Piana di Gioia Tauro, è stata avviata un’articolata indagine ipotizzando che le azioni delittuose fossero compiute dagli stessi malviventi.
Dopo tre anni di accertamenti comprensivi di attività tecniche e di servizi dinamici sul territorio, si è accertato che l’organizzazione criminale ha posto in essere una serie impressionante di rapine a mano armata nei confronti di autotrasportatori di furgoni e di mezzi pesanti, alcuni dei quali anche sequestrati, privati temporaneamente della libertà personale, farmacie, uffici postali, cacciatori, distributori di carburante e autovetture.
In tale contesto, sono stati accertati i ruoli di ogni singolo indagato, individuando i promotori e gli organizzatori della citata associazione, nonché i partecipi con compiti ben delineati, dal concorso nella commissione dei citati delitti, al recupero di veicoli di provenienza delittuosa, sino alla gestione delle basi logistiche, compresa la custodia di armi ed infine al supporto della latitanza di capi e/o affiliati.
Nel dettaglio il gip del Tribunale di Palmi, Fulvio Accurso, ha accolto la richiesta di misura cautelare in carcere avanzata dai sostituti pm Salvatore Dolce ed Enzo Bucarelli, con il coordinamento del Procuratore della Repubblica f.f. Emanuele Crescenti.
L’ordinanza è stata emessa nei confronti di Diego Mammoliti e di Rocco Furuli, ritenuti entrambi al vertice dell’organizzazione.
Mammoliti, in particolare, è stato accusato quale organizzatore di tutte le rapine del 2009, nonché della rapina del 06 aprile 2012, perpetrata nei confronti del gestore del distributore di carburante “IP” di Polistena. In tale occasione, peraltro, gli operatori della Polizia di Stato, con sprezzo del pericolo ed armi in pugno, hanno arrestato in flagranza di reato Salvatore Scandinaro per la rapina a quel gestore di carburanti IP, unitamente agli altri correi, armato con una pistola cal. 9 con relativo munizionamento, arma sequestrata dopo che il fuggitivo l’aveva gettata per strada e aveva fatto cadere il passamontagna.
Rocco Furuli, sempre secondo l’accusa, sarebbe stato invece diretto protagonista di tutte le rapine commesse nell’anno 2009 e di sei rapine commesse nell’anno 2011. Furuli, tratto in arresto il 20 febbraio del 2011, è tuttora detenuto.
L’indagine ha dimostrato il ruolo di partecipi, attribuito ad una parte dei restanti indagati.
Le attività investigative hanno accertato l’esistenza di un primo gruppo di persone, che avrebbero agito sotto le direttive e il coordinamento di Diego Mammoliti e Rocco Furuli e di un secondo gruppo di persone che avrebbero agito sotto le direttive di Rocco Gallo. In particolare, quest’ultimo, una volta tratti in arresto Mammoliti e Furuli ne avrebbe proseguito l’azione, avvalendosi delle medesime tipologie esecutive per la realizzazione di quei delitti, che venivano svolti con armi, nell’identico contesto territoriale.
La consorteria criminale era provvista di organizzazione tutt’altro che rudimentale, in quanto poteva contare su solide basi operative, diffuse sul territorio; poteva disporre di numerose armi, anche da guerra, oltre che di cospicue munizioni; era in possesso di ogni materiale necessario per commettere le rapine e di numerose autovetture; forniva assistenza agli associati in caso di detenzione di qualcuno di essi e soprattutto durante la loro latitanza. La pericolosità del gruppo criminale è testimoniata dalle modalità con le quali lo stesso ha agito, incurante della presenza sul territorio delle forze dell’ordine e senza remora alcuna nell’agire anche in modo spietato contro le vittime designate.

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