domenica 22 aprile 2018 12:17
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Il convegno su “Legalità come fattore di Sviluppo”. Cafiero: “Non c’è un imprenditore che denunci”, Bocci: “Sfida è ripartire dal territorio”

Reggio Calabria. “L’illegalità ha molteplici facce: estorsioni, falsi amministrativi, intimidazioni. Ma la più pericolosa forma di illegalità è sottolineata dalla presenza intrusiva della ‘ndrangheta che ormai attecchisce con i suoi metodi in ogni parte del Paese”. A dirlo è stato il Prefetto di Reggio Calabria Claudio Sammartino, nel suo intervento al convegno “Legalità come fattore di Sviluppo” svoltosi all’Università Mediterranea di Reggio. Ai lavori hanno partecipato il procuratore Federico Cafiero de Raho, il vicepresidente di Confindustria Ivan Lo Bello, il magistrato Luca Palamara, componente del Csm. L’incontro è stato concluso dal sottosegretario all’Interno Gianpiero Bocci.
“La ‘ndrangheta – ha detto Sammartino – corrompe, uccide, con l’obiettivo di dominare sempre più spazi dell’economia e della vita sociale. Tutto questo con un continuo attacco alle regole che vigilano sulla convivenza comune che restano l’unico baluardo di contrasto democratico contro ogni tipo di illegalità e di crimine organizzato. La Calabria è al secondo posto nell’indice di densità criminale del Paese, un dato che non può essere contrastato solo dall’azione della magistratura o dal controllo del territorio della forze dell’ordine. Serve l’apporto di una nuova fase della coscienza civile senza cui la Calabria difficilmente riprenderà un cammino di normalità”.
Per Palamara, “legalità non può non significare avere Tribunali che funzionano. La sfida che lancia quotidianamente la criminalità ci impone di marciare a passi spediti verso il cambiamento. Lo dico anche con senso autocritico, perché dentro la magistratura, persino quando devi spostare una penna si hanno reazioni di conservazione o di rassegnazione. Per governare il cambiamento bisogna aggredire i problemi, a partire da una diversa organizzazione dei servizi della giustizia e riequilibrando gli organici degli uffici requirenti e giudicanti. Invece abbiamo ancora piante organiche obsolete come in questo distretto. La Calabria ha bisogno di essere portata all’attenzione nazionale quotidianamente e non solo quando giunge il problema emergenziale. Tutto questo – ha concluso – per far funzionare meglio e più efficacemente i processi, perché l’idea di sapere che un processo si possa concludere in tempi giusti è un fattore di di speranza in più per i cittadini”.
Particolarmente incisivo, come sempre, l’intervento del procuratore Cafiero De Raho. “A Reggio Calabria finora non c’è un imprenditore che denunci atti di intimidazione. Ci sono molti imprenditori che anticipano persino la richiesta estorsiva per mettersi a posto, come purtroppo abbiamo verificato nel corso di alcune indagini. C’è qualcosa che non va ed è necessario porvi rimedio” ha detto il procuratore capo della DDA di Reggio Calabria. “Una situazione – ha aggiunto Cafiero De Raho – aggravata dalla cronica carenza di organici della magistratura. Insieme al presidente del Tribunale abbiamo chiesto l’adeguamento delle strutture, umane e materiali, senza cui sarà impossibile fronteggiare fenomeni di così preoccupante entità”.
La risposta di Confindustria non si è fatta attendere. “Purtroppo si riscontra muta connivenza tra alcune imprese e la criminalità organizzata, soprattutto nel Mezzogiorno dove la società civile è più debole ed esposta alla corruzione ed alla violenza”. Così il vice presidente di Confindustria, Ivan Lo Bello, che ha aggiunto: “Il problema non riguarda solo il sistema delle imprese ma investe i poteri locali e la società civile, senza il cui apporto sarà complicato ribaltare la situazione. E’ chiaro quanto su tutto ciò possa incidere l’assenza di regole vere di mercato. Sono necessarie misure per combattere povertà e degrado sociale, perché è lì che cresce il consenso mafioso”. “E’ ormai evidente – ha concluso il vice presidente di Confindustria – come a livello decentrato le campagne elettorali siano un continuo scambio di promesse e di favori, contesto in cui nessuna azienda potrà mai attecchire veramente”.
“La sfida deve ripartire dal territorio, dall’ambiente, dalla riorganizzazione dei servizi ai cittadini, con un grande lavoro aperto al contributo di tutti gli attori sociali”. Queste le conclusioni, affidate al sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno Gianpiero Bocci che si è soffermato sul funzionamento degli enti locali “che sono diventati soltanto strumenti gestionali e senza la partecipazione dei cittadini. Basti pensare che ormai i Comuni non discutono più con gli amministrati degli indirizzi urbanistici, quindi del territorio, della qualità della vita dei cittadini, ma procedono a colpi di singole varianti ai piani regolatori. Un disegno – ha concluso – che va modificato perché favorisce soltanto i potenti che non vogliono controlli e cambiamenti, e favoriscono le speculazioni e il degrado del territorio”.

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