venerdì 20 aprile 2018 01:26
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Antonimina. Il dottor Fortunato La Rosa assassinato perché non tollerava l’invasione dei propri terreni dal bestiame dei mandanti: nomi e foto degli arrestati

Antonimina (Reggio Calabria). Alle prime ore del mattino, in Antonimina, militari del Gruppo Carabinieri di Locri, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” di Vibo Valentia, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica, nei confronti di Giuseppe Raso (già detenuto in regime di arresti domiciliari per altra causa) e del cognato Domenico Filippone, entrambi residenti in Antonimina, individuati quali presunti mandanti dell’omicidio di Fortunato La Rosa, medico in pensione, attinto mortalmente da tre colpi di fucile calibro 12 caricati a pallettoni l’8 settembre 2005 a Gerace, mentre a bordo della propria autovettura percorreva la SS 111. In particolare, i due sono ritenuti responsabili di avere, in concorso fra loro con altri soggetti non identificati, deciso, organizzato ed eseguito l’omicidio del dottor La Rosa, con l’aggravante di cui all’art. 7 l. n. 203/91 per aver commesso il fatto con modalità intimidatorie di tipo mafioso ed allo scopo di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta, nella propria articolazione territoriale denominata “Locale di Canolo”, e precisamente al fine di punire il dottore La Rosa per non aver tollerato la sistematica invasione dei propri terreni da parte di bestiame di proprietà del nucleo familiare Filippone-Raso, e così ribadire la propria egemonia mafiosa sul territorio, nonché al fine di favorire l’attività di allevamento e commercializzazione di bovini, di interesse per i vertici del sodalizio e condotta anche attraverso atti di violenza o minaccia e con la pretesa del pascolo abusivo su terreni altrui, da tollerarsi in virtù del potere di intimidazione derivante dall’appartenenza del Raso alla ‘ndrangheta.
Contestati, inoltre, anche l’aggravante di aver commesso il delitto con premeditazione e l’illecita detenzione ed il porto abusivo di armi da fuoco. Le attività d’indagine, condotte con metodologie tradizionali e con il supporto di attività tecniche dal Nucleo Investigativo del Gruppo di Locri, sotto la direzione della Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, mirate a far luce sul barbaro assassinio del dottor Fortunato La Rosa, hanno consentito di acquisire nel tempo univoci e convergenti indizi di reità a carico dei due, su cui grava il contenuto delle sommarie informazioni testimoniali assunte non solo nell’immediatezza del grave fatto delittuoso, nonostante il diffuso clima di assoggettamento ed omertà, ma anche in forza dei progressivi riscontri acquisiti mediante intercettazioni telefoniche ed ambientali, in particolare quelle effettuate e successivamente sviluppate nel corso dell’impegno investigativo c.d. “Saggezza”, che nel novembre 2012 ha portato a far luce sugli organigrammi e le attività illecite dell’associazione di tipo mafioso armata denominata ‘ndrangheta, accertando l’esistenza ed operatività di cinque “locali” riferibili alle municipalità di Antonimina, Ardore, Canolo, Ciminà e Cirella di Platì, individuandone altresì le presunte figure apicali, tra cui proprio Giuseppe Raso cl.1941.


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