lunedì 23 aprile 2018 07:48
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Regione Calabria

Conferenza sul Mediterraneo. D’Agostino: “Esistono ostacoli nel percorso di pace”

Reggio Calabria. “Esistono ostacoli nel percorso di realizzazione di un Mediterraneo di pace che sia anche un luogo nel quale far prosperare lo sviluppo sociale, culturale ed economico. Eppure questa è l’unica possibilità che ci è rimasta affinché si raggiunga una nuova dimensione di progresso e di crescita per il Mezzogiorno d’Italia e per la Calabria che, attraverso il Porto di Gioia Tauro, può davvero diventare il cuore del principale sistema economico del Sud Italia e del Mediterraneo”. Ad affermarlo il Vice Presidente del Consiglio regionale Francesco D’Agostino in apertura dei lavori della conferenza “Mediterraneo ed Europa: una lettura dell’Italia come terra di incontro, come luogo di mediazione e di pace” organizzata dall’Associazione degli ex Consiglieri regionali della Calabria. “Un’occasione di riflessione e confronto, ha sottolineato D’Agostino, “estremamente attuale e per la quale esprimo compiacimento. Siamo la periferia d’Europa – ha ricordato ancora il Vice Presidente del Consiglio regionale – ma anche cuore pulsante di un mare che è tornato ad essere una delle aree geografiche di rilevanza strategica nel panorama mondiale. Un ruolo che è stato recuperato per svariate ragioni, di carattere politico ed economico, scaturite dopo la ‘Primavera Araba’, che, dal 2011 in avanti, ha completamente modificato lo scenario precedente. Dal Marocco alla Tunisia, dalla Libia all’Egitto, fino alla Siria e alle tensioni che resistono nell’area israelo, oggi il Mediterraneo non è più solo luogo di incontro di culture e di civiltà, ma sempre più un crocevia di interessi economici”. Per Francesco D’Agostino “accanto a queste dinamiche non va sottovalutato il dramma delle spinte migratorie che arrivano dal nord Africa e che, nel corso degli ultimi anni, hanno trasformato il Mediterraneo in un enorme cimitero per migliaia e migliaia di disperati. In questo quadro, l’emergenza umanitaria in atto è difficile da conciliare con la tutela dei confini e della sicurezza nazionale, nell’ambito di un problema che non può essere considerato solo di noi italiani, ma di tutta l’Europa”.

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