venerdì 20 aprile 2018 01:23
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Operazione Reale 6. Torna in carcere Santi Zappalà, è tra i 5 arrestati da Ros e Gico: tutti i dettagli dell’indagine

Reggio Calabria. Alle prime ore del mattino (rende noto un comunicato stampa della Procura della Repubblica di Reggio Calabria che qui pubblichiamo integralmente), i Carabinieri del Ros e i Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria–Gico della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, unitamente ai militari dei Comandi Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nei confronti di cinque persone, indagate, in concorso tra loro, del reato di scambio elettorale politico-mafioso (artt. 110 e 416 ter cod. pen.).
Il provvedimento scaturisce dalle risultanze di specifici approfondimenti investigativi eseguiti nell’ambito della nota indagine “Reale”. In particolare, le investigazioni hanno permesso di accertare che l’ex politico Santi Zappalà cl. 1960 in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale della Calabria del 28 e 29 marzo 2010 alle quali era candidato nella lista PdL – con l’intermediazione di Giuseppe Antonio Mesiani Mazzacuva cl. 1977 – avrebbe promesso e successivamente consegnato a esponenti della cosca di ‘ndrangheta dei Pelle ramo Gambazza di San Luca – Giuseppe Pelle cl. 1960, ritenuto presunto capo dell’omonimo sodalizio, il fratello Sebastiano Pelle cl. 1971 e il nipote Antonio Pelle cl. 1986 – una considerevole somma di denaro (consistita in 10 assegni di 10 mila euro emessi in forma libera dal politico a favore di Mesiani Mazzacuva e della moglie di questi) per ottenere a proprio vantaggio un pacchetto di voti che Giuseppe Pelle sarebbe stato in grado di procurare nell’area di influenza criminale del sodalizio mafioso. All’esito della competizione elettorale Santi Zappalà – già Sindaco del Comune di Bagnara Calabra e consigliere Provinciale di Reggio Calabria – è risultato eletto con oltre 11.000 preferenze andando così ad occupare in prima battuta un posto da Consigliere alla Regione Calabria e, successivamente, anche quello di Presidente della IV Commissione Affari dell’Unione Europea e Relazioni con l’Estero.
Con l’odierno provvedimento è stata applicata a Giuseppe Pelle, ad Antonio Pelle cl. 1986 (entrambi già detenuti), a Giuseppe Antonio Mesiani Mazzacuva e a Santi Zappalà (attualmente sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di PS) la custodia cautelare in carcere, mentre a Sebastiano Pelle quella degli arresti domiciliari.
I soggetti destinatari della misura sono stati già tutti colpiti, sempre nell’ambito dello sviluppo dell’indagine “Reale”, da provvedimenti restrittivi emessi dall’Autorità Giudiziaria di Reggio Calabria. In particolare:
Giuseppe Pelle, Sebastiano Pelle e Antonio Pelle cl. 1986 sono stati raggiunti da fermo di indiziato di delitto il 21 aprile 2010 nell’ambito dell’indagine denominata “Reale 1”: i primi due per i delitti di partecipazione all’associazione mafiosa denominata cosca Pelle ramo Gambazza e trasferimento fraudolento di valori e, il terzo, per il solo trasferimento fraudolento di valori, tutti aggravati dalle finalità mafiose;
Giuseppe Antonio Mesiani Mazzacuva, Santi Zappalà e Giuseppe Pelle sono stati attinti il 21 dicembre 2010 da ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’indagine denominata “Reale 3” – che aveva a oggetto le condotte corruttive realizzate da candidati e partecipi dell’associazione mafiosa in occasione delle elezioni regionali calabresi del 2010 – tutti e tre per il delitto di corruzione elettorale aggravata dalle finalità mafiose, mentre venivano anche contestati al Mesiani Mazzacuva il delitto di associazione mafiosa e al politico Zappalà quello di concorso esterno ad associazione mafiosa, imputazione quest’ultima, in seguito annullata in sede di Riesame.
I filoni di indagine denominati “Reale 1” e “Reale 3” – che venivano riuniti e trattati congiuntamente sotto il profilo processuale – hanno percorso tutti i gradi giudizio nei quali è stato confermato l’impianto accusatorio. In relazione a tale aspetto va tuttavia precisato che, nel giudizio di legittimità, la Suprema Corte di Cassazione, con pronuncia del 26 giugno 2014, ha parzialmente annullato la sentenza di secondo grado, con rinvio alla Corte di Appello di Reggio Calabria in relazione alla prova dell’esistenza della cosca Pelle Gambazza e conseguentemente circa l’applicazione a talune contestazioni dell’aggravante mafiosa dell’art. 7 L. 203/1991 ad alcuni imputati, tra i quali Santi Zappalà.

Ai fini della completa ricostruzione di tutta la vicenda relativa al presunto illecito accordo elettorale tra Zappalà ed esponenti della cosca Pelle occorre sottolineare che è strettamente collegata a quanto già emerso dall’indagine “Reale 3” nella quale erano state cristallizzate le condotte corruttive realizzate in occasione delle elezioni regionali calabresi del 2010. Per tale ragione occorre riportare brevemente le emergenze di tale indagine la quale ha consentito di accertare che, durante la campagna elettorale:

  • Santi Zappalà si era rivolto ai più importanti sodalizi mafiosi dei tre Mandamenti in cui è criminalmente suddivisa la Provincia di Reggio Calabria al fine di garantirsi il loro sostegno elettorale. In particolare, con tal fine, sono stati documentati contatti con le cosche Commisso di Siderno, Barbaro Mano armata e Barbaro Castanu entrambe di Platì (RC), Pelle Gambazza di San Luca (RC), Cacciola e Bellocco di Rosarno (RC), GRECO di Calanna (RC) e con esponenti apicali della Locale di ‘ndrangheta di Natile di Careri (RC);
  • nel corso di un incontro del 27 febbraio 2010 presso l’abitazione di Giuseppe Pelle, sarebbe stato stretto tra quest’ultimo, Santi Zappalà, e Giuseppe Antonio Mesiani Mazzacuva – che avrebbe ricoperto il ruolo di interfaccia politico per conto della cosca Pelle – un preciso patto corruttivo in relazione al quale il candidato, per ottenere a proprio vantaggio un (primo) consistente pacchetto di voti nella disponibilità di Giuseppe Pelle, prometteva al boss varie utilità e, in particolare, una corsia preferenziale a favore delle imprese di riferimento della cosca nel settore dei lavori pubblici e il trasferimento in istituti penitenziari calabresi di Salvatore Pelle cl. 1957, altro presunto elemento di vertice della consorteria di San Luca (RC), al tempo detenuto presso la casa circondariale di Roma Rebibbia.

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