giovedì 26 aprile 2018 09:27
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Gioia Tauro. Ordigno esplose davanti alla saracinesca di una casa: due arresti dei Carabinieri

Gioia Tauro (Reggio Calabria). La scorsa notte i Carabinieri dell’Aliquota operativa del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Gioia Tauro, diretta dal capitano Francesco Cinnirella, hanno eseguito 2 ordinanze di applicazione di misura coercitiva custodiale, emesse dal gip di Reggio Calabria, Caterina Catalano – di cui la prima custodia cautelare in carcere e la seconda agli arresti domiciliari – nei confronti di:

  • Gerardo Lamanna di 53 anni, nato a Melicucco;
  • Giacomo Sorrenti di 34 anni, nato a Polistena.

L’operazione prende le mosse da un grave episodio di danneggiamento mediante detonazione di ordigno esplosivo avvenuto in via Giotto del Comune di Gioia Tauro nella tarda serata del 3 febbraio 2014 ai danni di una saracinesca di un’abitazione in cui risiedeva una famiglia.
Nell’immediatezza dei fatti i Carabinieri, sotto la costante direzione del sostituto procuratore della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria – Giulia Pantano, furono in grado di ricostruire l’accaduto mediante l’attenta analisi ed una puntigliosa comparazione delle immagini estrapolate dai sistemi di video-sorveglianza pubblici e privati posti non solo nelle vie limitrofe al luogo dell’evento criminoso, ma anche lungo tutto il percorso effettuato dai responsabili a bordo della loro autovettura, individuandone in tal modo marca, modello e soprattutto provenienza.
La meticolosità del lavoro effettuato, infatti, assieme a puntuali riscontri anagrafici e fotografici, ha permesso la ricostruzione del percorso dei responsabili nelle fasi immediatamente antecedenti e successive al danneggiamento ed ha consentito, altresì, di giungere, secondo gli investigatori, ad un’assoluta e certa individuazione degli autori del gesto delittuoso, destinatari delle odierne misure custodiali per i reati appunto di danneggiamento aggravato mediante l’utilizzo di un ordigno esplosivo illegalmente detenuto dall’elevato contenuto detonante, il tutto aggravato dall’aver commesso il fatto utilizzando il metodo mafioso (ex art. 07 l. nr. 203/91).
Ad un anno e tre mesi di distanza i Carabinieri sono, dunque, riusciti a fare piena luce su un episodio che all’epoca aveva gettato nello sconforto un intero isolato della cittadina pianigiana e in particolare quel nucleo famigliare a cui il “tetro messaggio intimidatorio” era destinato e che in un recente passato era stata, parimenti, vittima di gravi ed analoghi episodi.

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