venerdì 20 aprile 2018 05:15
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Finale dolce in un campionato amarissimo, il “nero” diventa “grigio scuro” in un contesto di ombre.

Reggio Calabria. Vincere il derby dello Stretto è sempre stato, da una parte e dall’altra, motivo di orgoglio e di soddisfazione in grado di dare un significato ad un intero campionato. Così è stato anche stavolta, per lo meno dalla sponda amaranto.
La Reggina, dopo l’ 1-0 dell’andata, ripete il risultato in trasferta con un gol di Balistreri all”85° minuto e si salva, condannando il Messina all’inferno della serie D.
Guerra fra poveri, sia chiaro, ma il campanilismo permette ai tifosi di tralasciare per qualche settimana i problemi che hanno condizionato l’intero campionato per poter godere sulla pelle delle bollicine create dall’atmosfera di una partita sentitissima, mai amichevole, che spesso negli ultimi tempi sancisce verdetti categorici, per lo più a favore degli amaranto ( nel 2006 il 3-0 che decreta la retrocessione in B del Messina che, ripescato alla fine del campionato, l’anno dopo vedrà nella nuova sconfitta nel derby la mannania decisiva per la nuova retrocessione).
Ambiente caricato a molla nel pre-partita, coi tifosi del Messina che giungono agli allenamenti della squadra per chiarire l’importanza del match ai giocatori, e i supporters reggini che organizzano in massa la trasferta per poter supportare i propri beniamini, nonostante un decreto ( che agli occhi di chi scrive sembra fatto ad hoc e matematico) che sancisce oltre 20 Daspo al direttivo della curva Sud dopo la partita casalinga di martedì ( a causare il provvedimento, pare, l’accusa di aver scavalcato le barriere dello stadio nottetempo per organizzare la coreografia).
Meglio dunque che i tifosi non vadano allo stadio, questi delinquenti che sono la rovina di un calcio pulito, che senza gli ultras non vivrebbe dei soldi “puliti” di Moxedano, delle scommesse dei broker serbi, delle compravendite delle partite di Fabio Caserta, Gianni Califano e dei dirigenti lametini collusi con la ‘ndrangheta.
Meglio, s’intende, per loro. Questo sport non merita, in alcune sue sfaccettature, la passione del popolo, perchè è il nuovo wrestling.
Un campionato finto come le labbra della Parietti, colluso come un narcos peruviano, inadempiente coi propri tesserati e triste come Bassano del Grappa a gennaio si permette ancora di fare ” selezione alla porta” fra i tifosi che, chiariamo, si sono spesso contraddistinti per la correttezza con cui hanno seguito la squadra in giro per l’Italia e per la passione con cui hanno sopportato il calvario di una stagione terribile, che solo la vittoria del derby-playout ha colorato di grigio scuro e non di nero inca.
Si condanni sempre la violenza, ma non la passione.
Al di la di cià sono circa mille i tifosi reggini presenti al San Filippo, che ritornano a casa festanti pronti a vivere un’estate da cardiopalma in attesa che Foti decida del futuro della società, in attesa altresì di quella promessa “australiana” che ultimamente pare stia perdendo solidità ( qualcuno ha cercato grossolanamente di incolpare Falcomatà e qualche sua uscita non proprio oxfordiana riguardo l’allontamento degli investitori, ma questo “qualcuno” dovrebbe prima fare un attento esame di coscienza a se stesso e a tutto quell’ambiente che ha creato attorno alla Reggina Calcio una situazione davvero poco appetibile per qualsiasi investitore).
Australiani o no, debiti o no, calcio-scommesse o meno, la Reggina è salva. Il Messina no. E nel capoluogo siciliano Lo Monaco &co. vivranno sicuramente un periodo torbido, con l’ ex diesse catanese ricercato da tutta Messina e datosi alla “latitanza”,lasciando la società in preda a sconfortanti dubbi riguardo il prossimo anno.
La Reggina riparte dallo spirito di questo derby, dalla grinta di Cirillo ed Aronica, dalla risposta della gente allo stadio, dal calore della città intera, per dare nuovamente una parvenza di credibilità al calcio cittadino che, nonostante la ciliegina della vittoria del derby, non dimentica un anno terrificante sotto ogni aspetto, e che solo l’abilità giuridica degli avvocati societari ( su tutti l’avvocato Panuccio) è riuscita a mantenere a galla. Palazzi ha di certo preso una grande stangata nel vedere quasi tutti i suoi provvedimenti ridotti a carta straccia dal CONI, ma quando si entra in un provvedimento giuridico si è sempre in due, accusati ed accusatori. E non entrando nel merito delle carte prese in esame, perchè ignari di molte cose, l’unica cosa è rasserenarsi pensando ad una frase molto in voga nelle scuole di giurisprudenza americane :” la giustizia è quel magnifico sistema che serve soltanto a stabilire chi, fra accusa e difesa, abbia gli avvocati migliori”.

William D’Alessandro

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