sabato 21 aprile 2018 01:48
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Il grande esodo dei reggini

Reggio Calabria. Prendete l’intera circoscrizione di Gallina. Quella bella, quella che somiglia tanto all’attico della città, un balcone che guarda Reggio dall’alto e allunga gli occhi sulla Sicilia. L’avete presa? Bene! Adesso cancellatela, afferrate una gomma e fatela sparire dalla mappa cittadina. Polverizzate i suoi abitanti, frenate ogni loro pulsazione, bloccatene il respiro. Annientateli come se non fossero mai esistiti prima. Scioccante vero? Eppure è l’effetto, in assoluto, dei due anni di commissariamento di Palazzo San Giorgio. Perché, se la stagione dei prefetti ha prodotto qualcosa, quella è, sicuramente, la progressiva desertificazione della città. Dall’inizio del 2012 e fino al giugno di quest’anno, infatti, quasi 7.500 reggini hanno spostato la propria residenza fuori dai confini del capoluogo. Più della popolazione che anima e vive il bel rione di Gallina, quasi la totalità dei residenti del Centro storico. Pauroso, non trovate? E, addirittura, ben 462 reggini, in questo lasso di tempo, hanno preso un aereo, passaporto in tasca, per lasciare definitivamente il Paese iscrivendosi all’Anagrafe dei cittadini residenti all’estero.
L’esodo sembra non conoscere soste. Sono uomini, donne, famiglie intere a tagliare i ponti col passato provando a costruirsi un futuro altrove rispetto ai luoghi dove, ormai, pare in bilico persino il presente. Anche la politica, infatti, non riesce ad invertire la tendenza. L’asticella, purtroppo, segna una crescita inesorabile, disegnando alla perfezione lo stallo in cui è piombata Reggio all’indomani della decisione di sciogliere palazzo San Giorgio senza, però, riuscirsi a risollevare dopo il ritorno di un’amministrazione democraticamente eletta. I dati forniti dall’Anagrafe cittadina sono un pugno allo stomaco: nel 2012 in 2.096 hanno abbandonato Reggio (di cui 101 passati all’Aire), l’anno dopo (al giro di boa dei commissari) saranno 2.174 (120 Aire) e nel 2014, alla fine della staffetta Panico-Chiusolo, diventeranno 2.231 (177 Aire). Ad ogni rotazione terrestre, quindi, è sempre un inesorabile, drammatico, segno + a spianare la strada verso la fuga dalla città.
Deve preoccupare, e non poco, il fatto che l’azione intrapresa dall’amministrazione Falcomatà, uscita vincente dalle urne dello scorso ottobre, almeno per il momento, appaia inefficace nel fermare l’emorragia. Nei primi mesi dell’anno sono partiti in 980 con 64 nuovi espatriati. Altri partiranno ancora. C’è da aggiungere, poi, che le cifre fanno riferimento ai trasferimenti regolarmente censiti. I cambi di residenza sono molto, ma molto di più, nascosti in un sonmerso che è oggettivamente impossibile da quantificare. Roba che dovrebbe far raggelare il sangue nelle vene dei politici reggini. Di tutti i colori, di ogni schieramento ed a qualsiasi latitudine. Temi sicuramente prioritari e che investono, dritto dritto, l’esistenza e la quotidianità della gente, oltre la struttura socio-economica dell’intera città.
I reggini, dunque, se ne vanno. Salutano tutti e tutto. Scompaiono senza voler più riapparire. Per questo il dramma dell’emigrazione dovrà necessariamente finire in testa all’agenda dell’amministrazione comunale. Si finirà, altrimenti, ad affrontare la questione al bar fra quattro amici che volevano cambiare il mondo.

Francesco Paolillo

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