venerdì 20 aprile 2018 10:56
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Cosenza. Il giudice dà ragione all’inquilina, la sfiducia di due commercianti: “Ci costringono alla chiusura”

Cosenza. “Egregio direttore, siamo due giovani ragazze, ed esattamente un anno fa decidemmo di portare a Cosenza una tipologia di bar spagnola e quindi di investire i nostri soldi, le nostre forze e le nostre energie in una nuova attività a servizio della città, nonostante i rischi, le difficoltà e le imposizioni nel nostro paese e nella nostra terra. L’attività in questione è la Cicchetteria “Trip”, bar di somministrazione bevande serale sito nelle vicinanze di piazza Santa Teresa, insieme ad altri sette locali di ristorazione prevalentemente serale, tutti gestiti da giovani imprenditori locali. Ovviamente la nostra apertura non è stata ben vista da una parte dei residenti che, sotto il nome di “Comitato Santa Teresa” ci hanno fatto guerra legale e non, trasformando ogni incontro e tentativo di mediazione in ridicole dispute, spesso tra gli stessi membri del comitato, nelle quali insulti ed ingiurie anche nei nostri confronti non sono mai venute meno.
A questi aggiungiamo sguardi minacciosi per strada, secchiate d’acqua, dispetti, pannolini volanti, e tanto altro. Consapevoli che la nostra presenza è effettivamente il motivo di ritrovo dei giovani cosentini in piazza, abbiamo tentato di preservare la nostra attività sopportando con tanta pazienza tali atteggiamenti, ignorando la maleducazione e riducendo l’orario di apertura dalle ore 3.00 (come prevede l’Art. 54. Legge 29 luglio 2010 n. 120) alle ore 2.00. A questo punto possiamo affermare che è stata tutta pazienza sprecata. La nostra attività, benché risulti completamente a norma di legge e conforme ad ogni singola disposizione – come tutte le forze dell’ordine hanno ripetutamente potuto constatare in questo anno di apertura – è, da qualche giorno, unica vittima di un’ordinanza di chiusura anticipata alle 23.30, con sola esclusione del venerdì e sabato, anticipata alle ore 1.30, emanata, con effetto immediato, dal giudice a conclusione della causa civile mossa nei nostri confronti da un’inquilina del condominio di cui fa parte il nostro locale commerciale.
L’accusa si basa su una registrazione fonometrica Arpacal, la quale afferma che “il vociare degli avventori”, citando testuali parole, supera il livello sonoro stabilito, seppure non esista un piano di zonizzazione in materia fonometrica nel nostro comune conforme alle reali destinazioni d’uso delle aree cittadine. Come si faccia a stabilire che gli avventori siano del mio locale, e che sostino all’interno, non è consentito sapere. L’unica cosa certa è che tale sentenza destina la nostra attività al fallimento, essendo la vita serale della nostra città in partenza dalle ore 23.00.
Come se ciò non bastasse, non ci viene rilasciato né un permesso di occupazione suolo con dei tavolini, né di installare una tenda da sole, per rendere piacevole la permanenza ai nostri clienti. Ci troviamo sempre davanti a interminabili silenzi o a rifiuti basati su motivazioni improbabili. Ogni trasgressione a tali disposizioni, sebbene di pochi minuti, viene immediatamente ripresa e spesso sanzionata dalle forze dell’ordine, con una celerità mai vista nella nostra città. Nella pratica ci stanno costringendo alla chiusura.
Questa lettera vuole essere una denuncia nei riguardi di un’ingiusta ordinanza-sentenza che non garantisce il rispetto delle pari opportunità tra noi e le altre attività commerciali andando contro le regole del libero mercato, di un accanimento esagerato verso un’attività legale che contribuisce, come le altre, all’economia, alla sicurezza e al rinnovo di questa città; ma vuole essere anche espressione di sdegno totale e sfiducia nei confronti di coloro i quali dovrebbero difendere i diritti di tutti i cittadini e far rispettare la legge. Quella stessa legge che, nel giro di un anno ci ha concesso e negato le stesse possibilità, che non aiuta i giovani come invece vuol far credere, che si prende i nostri soldi e li usa contro di noi”.

Graziana Filippelli
Martina Zagarese

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