giovedì 19 aprile 2018 19:35
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Tabularasa 2015: “La corruzione si mangia tutto”

Reggio Calabria.  Come la corruzione condiziona il Paese. Questo l’argomento che ha animato l’incontro svoltosi a piazza Italia, nell’ambito della kermesse ‘Tabularasa’ (allestita dall’associazione Urba/Strill.it), tra Federico Cafiero De Raho procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Gerli comandante delle Unità speciali della Guardia di Finanza e Federico Bergaminelli presidente dell’Istituto italiano anticorruzione. “La corruzione è più grave del peccato – ha detto Gerli – e non può essere perdonata”, usando le parole del Papa per aiutare a comprendere la portata del fenomeno. “I dati non sono sempre esatti – ha chiosato – a livello europeo si stimano in circa 120 miliardi i movimenti di denaro, ma il calcolo non tiene conto della diversificazione tra i paesi e il problema coinvolge molti aspetti. In Italia è pari ad almeno due manovre economiche”. “La corruzione inquina la società – ha proseguito De Raho – affonda le sue radici nella mancanza di educazione civica”. Si manifesta una concezione dei rapporti col potere avulsa dal diritto che evoca quella tra sovrano e mendicante. “Ciò disgrega il rapporto di fiducia tra cittadino e Pubblica amministrazione – ha spiegato – sancito dai principi della nostra costituzione. Perciò tutto diventa difficile o impossibile, la società si sfalda diffondendosi l’idea per cui rispettare il diritto altrui significa essere calpestati”.
Secondo Bergaminelli aggravare la repressione non è più sufficiente. “La prevenzione – ha evidenziato- è fondamentale, poiché il fenomeno si è evoluto. La corruzione non riguarda più soltanto il singolo beneficio diretto del corruttore. È diffusa e abbraccia adesso l’intera funzione pubblica”. Esistono veri e propri consorzi in grado di mettere a busta paga chi amministra la cosa pubblica, con la creazione di fondi neri e gruppi di studio diretti alla falsificazione dei bilanci “è necessario – ha rimarcato – il reato di falso. Vi è anche corruzione delle regole il fenomeno è talmente radicato da influenzare le scelte del legislatore per avere delle leggi ad hoc.” Pertanto, l’approccio culturale al problema diventa fondamentale. “Dovremmo – ha concluso Bergaminelli – incentivare la segnalazione dell’illecito, tutelarla come è stato fatto per il pentitismo mafioso. Combattere l’idea che chi denuncia sia uno spione che va vessato. Quando, invece, negli altri paesi sono previsti sistemi premiali”. Per Gerli la corruzione non evoca più un mero accordo tra singoli, ma tra intere categorie. “Un esempio della vischiosità col sistema proviene dalle indagini su Mafia Capitale – ha detto – la corruzione invade tutti quei settori economici in cui vi sono investimenti pubblici. Non soltanto appalti, ma anche forniture. Perciò l’Anac ha istituito uffici specializzati”. “Le associazioni mafiose – ha ripreso De Raho – sono quelle più organizzate in tal senso, riuscendo a manovrare con meccanismi raffinati e difficili da individuare le gare d’appalto, preparando finanche le buste”. La ‘ndrangheta determina le imprese vincitrici escludendo le altre con l’accondiscendenza, per timore o interesse, di chi dovrebbe controllare. “Bisognerebbe istituire una banca dati a livello nazionale – ha proposto poi De Raho – che consenta di individuare queste imprese”. “Purtroppo – ha chiosato Bergaminelli – il nostro Stato si è svegliato tardi. Gli organismi internazionali ci hanno sempre chiesto di intervenire, ma è anche la mentalità che deve cambiare. Manca tra i dipendenti la voglia di aggiornarsi e si è fatto poco per motivarli”. Il ritardo, del resto, è uno dei paradigmi del fenomeno corruttivo “i consorzi proliferano grazie alla capacità di dilatare i tempi e lievitare i costi” ha detto riferendosi ad Expo 2015. La corruzione sottrae risorse, allontana gli investitori onesti, svilisce la legalità e danneggia le generazioni future. Infine, secondo De Raho la legislazione attuale è in costante adeguamento, ma è necessario il contributo del cittadino, prima vittima della corruzione. Giudicando la situazione della città il procuratore ha spiegato che “segnali molto positivi vengono dalle Istituzioni, che lavorano in sinergia per un obiettivo comune. C’è voglia di ripresa – ha concluso – Reggio è forte. Si libererà.”

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