lunedì 23 aprile 2018 13:36
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Regina Catambrone

Tra i migranti su nave Phoenix una Regina senza corona e senza scorta: con la cam al collo

Reggio Calabria. Sui lunghi capelli biondi al posto della corona porta un cappellino con visiera per proteggere dai raggi del sole un volto dalla carnagione bianca. Minuta di statura, dai bei lineamenti, l’unico vezzo è un paio di orecchini di perle, che fanno pendant col bianco della tuta indossata sopra una t-shirt dello stesso colore. Ai piedi un paio di stivaloni in gomma, unico accessorio un gilet arancione con bande catarifrangenti. Niente mantello e niente scettro per questa sovrana, che di nome fa Regina ed è reggina di Reggio Calabria (il cognome da nubile è Liotta), e si sta guadagnando il titolo morale di monarca dei migranti. Insieme al marito, Regina Catambrone ha dato vita al Moas (Migrant Offshore Aid Station – postazione di aiuto in mare ai migranti), una ONG registrata con sede a Malta con il nobile obiettivo di prevenire le morti in mare fornendo assistenza ai migranti che attraversano il Mar Mediterraneo su barconi e carrette. Hanno acquistato la nave Phoenix, lunga 40 metri, che grazie a una squadra di soccorritori con personale sanitario è in grado di localizzare e assistere i migranti.
Solo oggi hanno portato in salvo a Reggio Calabria 332 persone: 330 eritrei, un tunisino e una donna somala incinta di 4 mesi. Sulla nave 85 minori di età compresa tra 5 e 18 anni e 28 bambini sotto i 5 anni. In tutto 70 circa i minori non accompagnati. Per tutti loro Regina è un angelo che li ha salvati. Erano 700 su due barconi in legno individuati nelle acque libiche. “Noi ne abbiamo imbarcati 332, gli altri sono stati tratti in salvo sulla nave Dattilo della Marina Militare”. Le operazioni di salvataggio come sempre sono state dure, soprattutto per quei poveracci che hanno preso posto nei locali macchine. “Prima di poter evacuare le sale macchine – spiega Regina – bisogna sgomberare la nave sopra coperta, solo dopo possiamo far uscire quelli che stanno sotto coperta. Loro sono già stremati, e a volte è dura doverli fare attendere ancora prima di farli uscire, ma fortunatamente questa volta siamo riusciti a salvarli tutti, senza perderne nessuno”. Una traversata particolare, specialmente per i tanti bambini: “Hanno visto cose che un bambino non dovrebbe vedere. Sono impauriti, la preoccupazione maggiore che hanno è di perdere la mamma”.
Fortunatamente questa volta la Phoenix è riuscita a individuare in tempo le due carrette. Grazie anche alla dotazione altamente tecnologica dell’imbarcazione. A bordo, infatti, vi sono anche due Rhib (gommoni a scafo rigido) e due droni S100 camcopter. Sono loro che si sono alzati in volo e hanno permesso di avvistare i barconi, mettendo in moto la macchina dei soccorsi tramite il centro coordinamento Roma. La tecnologia impiegata per la salvaguardia delle vite umane. Come la piccola e discreta cam wireless che Regina porta agganciata tramite una clip al colletto della t-shirt: “E’ una telecamera, è per la mia incolumità personale, la uso a bordo quando mi sposto nella nave, è collegata al ponte di comando”. A Regina non serve né corona né scorta.

Fabio Papalia

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