giovedì 26 aprile 2018 19:08
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Dalila Nesci

Calabria, Nesci (M5S): “Con nomine commissari Oliverio sorpassa Scopelliti nella gara allo sfascio della sanità”

Reggio Calabria. «Le nomine e le proroghe dei commissari aziendali della sanità calabrese confermano l’assoluta incapacità del governatore Mario Oliverio di affrontarne i nodi e segnano il suo sorpasso di Giuseppe Scopelliti nella gara allo sfascio». Lo dichiara la deputata M5s Dalila Nesci, che aggiunge: «Dopo aver promesso la nomina dei direttori generali in seguito alla parentesi dei commissari, Oliverio si è smentito platealmente, lasciando la sanità nel precariato più ingiustificabile, che consente agli affaristi di terremotarne ancora i servizi e al governo centrale la finzione dei sei personaggi in cerca d’autore, cioè Scura, Urbani, Lotti, Guerini, Renzi e Lorenzin, campioni delle apparizioni mentre il sistema sprofonda». «Ricordo – continua la parlamentare M5s – che l’esecutivo regionale aveva riaperto il bando per i direttori generali, già definito dalla precedente giunta. Per quale motivo reale Oliverio non li ha nominati?». «Inoltre, all’Asp di Reggio Calabria – sottolinea la parlamentare M5s – Oliverio non ha dato un governo, si è preso il lusso del rinvio nonostante la situazione di gravità inaudita». «All’ospedale di Reggio Calabria – incalza la parlamentare 5 stelle – è stato confermato Frank Benedetto, che aveva l’obiettivo prioritario di attivare la Cardiochirurgia ma si è lasciato palleggiare per mesi da Scura, Urbani e Quattrone, che gli avevano imposto Pompilio come primario, senza alcuna selezione pubblica. Il reparto è sempre chiuso, nel silenzio complice del sindaco Falcomatà e del presidente Oliverio. I calabresi pagano a vuoto oltre un milione di euro all’anno; soldi bruciati per giochini di potere, mancanza di polso e di responsabilità». «A questo disastro – conclude Nesci – va aggiunto che per legge Oliverio e i suoi ex assessori devono pagare di tasca propria i danni economici derivanti dagli incarichi conferiti illegittimamente a Gioffrè e a Pingitore».

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