sabato 21 aprile 2018 16:55
default-logo

‘Ndrangheta a Cinquefrondi. Tutti i nomi e le foto dei 36 fermati dell’Operazione Saggio Compagno

Reggio Calabria. L’operazione Saggio Compagnorende noto un comunicato stampa della Procura della Repubblica che pubblichiamo comprensivo delle foto – è stata così denominata in quanto trae origine dall’appellativo con cui il principale indagato, Giuseppe Ladini, si sarebbe rivolto al suo più fidato presunto sodale.
L’indagine è stata avviata nel novembre 2013 dalla Compagnia Carabinieri di Taurianova, sulla base di alcuni sviluppi dell’operazione “Vittorio Veneto” (conclusa nell’estate dello stesso anno), che già a suo tempo aveva permesso di trarre in arresto in Cinquefrondi 8 persone presunte responsabili di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e violazioni in materia di armi.
Tra questi figurava infatti anche Rocco Francesco Ieranò cl. ‘72, indicato dalla Procura quale “personaggio di indiscussa valenza nell’ambito della ‘ndrangheta cinquefrondese (cui era attribuita la carica del “Vangelo”), che dopo aver inizialmente tentato invano di sottrarsi alla cattura nell’estate 2013, aveva poi intrapreso anche un percorso di collaborazione con la giustizia”.

L’attività investigativa ha quindi consentito di:

  • ricostruire e disarticolare la composizione (anche nella sua evoluzione a seguito della menzionata operazione di polizia giudiziaria) della “locale” di Cinquefrondi, che storicamente imperversa nell’omonimo centro ed in quello limitrofo di Anoia (RC);
  • riscontrare le attività illecite del sodalizio che, dopo l’arresto di Ieranò, avrebbe fatto capo a Giuseppe Ladini cl. ’78, che la Procura indica “già noto per i suoi precedenti penali e di polizia per associazione a delinquere di tipo mafioso, associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ricettazione e riciclaggio”.

Primi riscontri della presente indagine erano già stati, tra marzo ed aprile 2014:

  • l’arresto di complessive 8 persone (Bruzzese Antonella cl. ’82, moglie di Ladini Giuseppe, Bruzzese Lorenzo cl. ‘82, Papaluca Emanuele cl. ’91, Tigani Leonardo cl. ‘83, Raco Antonio cl. ’86 e Valerioti Antonio cl. ’64), a carico delle quali sarebbero emerse presunte responsabilità in merito al traffico di armi: tra questi vi erano infatti anche lo stesso Ladini Giuseppe, che avrebbe manifestato la propria intenzione di rendersi irreperibile per il sospetto di essere monitorato dalle Forze di Polizia, oltre che Crea Ettore cl. ‘72, che la Procura indica come “personaggio contiguo all’omonima cosca di ‘ndrangheta operante a Rizziconi, che è stato trovato in possesso di un fucile mitragliatore di provenienza illecita acquistato da Ladini Giuseppe”;
  • il sequestro di numerose armi e munizioni da guerra e comuni, oltre che di un chilogrammo di cocaina, rinvenuti in un rudere abbandonato prospiciente all’abitazione di Ladini Giuseppe, che quest’ultimo, unitamente ai suoi presunti sodali, avrebbe utilizzato come deposito per tutto il materiale smerciato nel corso delle sue presunte contrattazione illecite.

Le articolate attività tecniche compiute prima, durante e dopo tali arresti, unite poi agli innumerevoli riscontri eseguiti sul territorio ed agli approfondimenti investigativi del caso, avrebbero poi permesso di accertare che Ladini Giuseppe, benché sottoposto a detenzione domiciliare anche per reati in materia di criminalità organizzata, avvalendosi innanzitutto della stretta collaborazione morale e materiale di tutto il suo nucleo familiare:

  • avrebbe costituito di fatto e starebbe consolidando a Cinquefrondi (RC) una nuova articolazione della ‘ndrangheta sotto la sua guida, cui facevano capo gli appartenenti alle preesistenti cosche “Ladini”, “Petullà” e “Foriglio”;
  • avrebbe intrattenuto presso la propria abitazione, con evidente disinvoltura e padronanza, tutta una serie di rapporti con numerosi pregiudicati, facenti capo non solo al contesto delinquenziale di Cinquefrondi, ma anche ad altre aree della Province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, dando quindi prova della sua caratura criminale e dell’importanza del sodalizio che avrebbe fatto capo alla sua persona;
  • nell’ambito di tali rapporti, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo, avrebbe esercitato un vero e proprio controllo del territorio, sfruttando le risorse economiche della zona mediante il compimento di una serie indeterminata di delitti in materia di armi e stupefacenti, contro il patrimonio, la vita e l’incolumità individuale, con riferimento anche al settore degli appalti boschivi.

A conclusione di tale attività, alla prime luci dell’alba di oggi, in questa Provincia ed in quelle di Roma, Verbania e Vibo Valentia, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con l’ausilio di personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori, hanno quindi dato esecuzione ad un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nell’ambito del quale sono state:

  • tratte in arresto 36 persone ritenute presunte responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, porto e detenzione di armi da guerra e comuni da sparo, ricettazione, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, favoreggiamento personale, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, estorsione, furto, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate, danneggiamento seguito da incendio, tutti aggravati dal metodo mafioso
  1. TRIPODI Costantino cl. ‘45,
  2. IERACE Michele cl. ’58,
  3. PETULLÀ Antonio cl. ‘49,
  4. NAPOLI Antonio cl. ‘57,
  5. NAPOLI Saverio cl. ’64,
  6. IANNIZZI Rocco cl. ‘71,
  7. ZANGARI Vincenzo cl. ‘73,
  8. IERACE Orazio cl. ‘78,
  9. IERACE Michele cl. ’91,
  10. BRUZZESE Raffaele cl. ‘52,
  11. LADINI Domenico cl. ‘55,
  12. FONTI Renato cl. ‘64,
  13. un uomo cl. ‘68 (successivamente è stato prosciolto ndr),
  14. PRIMERANO Girolamo cl. ‘74,
  15. MIGLIACCIO Gaetano cl. ‘77,
  16. PORCARO Fabio cl. ‘76,
  17. MONTELEONE Maurizio cl. ‘74,
  18. PETULLÀ Rocco cl. ‘66,
  19. PETULLÀ Angelo cl. ‘89,
  20. PETULLÀ Raffaele cl. ‘92,
  21. BRUZZESE Maria Polsina cl. ‘93,
  22. FORIGLIO Saverio cl. ‘63,
  23. FORIGLIO Rocco cl. ‘95,
  24. CUTURELLO Salvatore cl. ‘70,
  25. GIORGI Attilio cl. ‘84,
  26. GIORGI Francesco cl. ‘75,
  27. IANNONE Renato cl. ‘70,
  28. LAMARI Nicodemo cl. ‘58,
  29. LONGORDO Francesco cl. ‘79,
  30. NAPOLI Saverio cl. ‘85,
  31. PAPALUCA Fabio cl. ‘86,
  32. PRONESTÌ Maurizio cl. ‘75,
  33. VARACALLI Rocco cl. ‘87,
  34. VIGLIANTE Giuseppe cl. ‘86,
  35. VOMERA Michele cl. ‘91,
  36. ZAITA Pasquale cl. ‘91;
  • denunciare altre 41 persone, in stato di libertà o comunque già detenute a seguito delle pregresse risultanze investigative;
  • sono stati sottoposti a sequestro un’impresa di rifornimento carburanti, un ristorante, otto beni immobili, tra terreni e fabbricati, ventuno tra conti correnti e rapporti bancari ed una quota societaria, relativa ad un’azienda di trasporti, riconducibili ad alcuni degli indagati per un valore stimato di oltre cinquecento mila euro;
  • effettuate ulteriori 10 perquisizioni domiciliari nei confronti di altrettanti indagati nel medesimo procedimento
  • Nella circostanza sono state rinvenute e sottoposte a sequestro 3 pistole, 2 fucili e 218 cartucce di vari calibri.

Articoli recenti o correlati

  1. newz

    Operazione Saggio Compagno: scarcerato uno dei 36 fermati
    17 dicembre 2015.

    Verbania. E’ stato scarcerato dopo 24 ore Maurizio Monteleone, di 40 anni, nativo di Cinquefrondi (Reggio Calabria) ma residente a Domodossola. L’uomo era stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto, su disposizione della Procura di Reggio Calabria, nell’ambito dell’operazione “Saggio compagno” insieme ad altre 35 persone. Procura e Tribunale di Verbania non hanno ritenuto valide le accuse nei suoi confronti.
    Maurizio Monteleone era stato coinvolto nell’inchiesta della Procura di Reggio Calabria per le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e per alcune vecchie conoscenze coltivate nel paese di nascita, in Calabria, ma dal quale si è allontanato 20 anni fa per andare a lavorare dapprima in Germania e ora in Canton Vallese, in Svizzera.

Commenta l'articolo