lunedì 23 aprile 2018 03:49
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Crisi call center, Carchidi (Slc Calabria): «A rischio 15mila lavoratori»

Catanzaro. «Non sono solo gli effetti del Jobs Act a rendere precario un tempo indeterminato nel settore dei call center. Il contratto a tempo indeterminato era precario già prima dell’introduzione di questa scellerata legge. Nel settore dei call center in outsourcing il contratto a tempo indeterminato era tale finché il committente non decideva di togliere la commessa passandola ad un altra azienda». Lo ha dichiarato il segretario generale Slc Cgil Calabria, Daniele Carchidi, sottolineando che sono ben 15mila i lavoratori calabresi resi precari dall’assenza o dal mancato rispetto delle regole. «Per anni – ha dichiarato ancora Carchidi – abbiamo richiesto norme che regolamentassero il settore, nel tentativo di mettere in sicurezza un settore che nella sola Calabria occupa circa 15 mila addetti. Norme che impedissero, o quantomeno limitassero, delocalizzazione, dumping e gare al massimo ribasso, i tre mali atavici che negli anni hanno affossato un settore produttivo che per la Calabria ha rappresentato uno dei pochi sbocchi occupazionali nell’ultimo decennio. L’approvazione della clausola sociale è stato un primo punto fondamentale, che deve essere però considerato come il punto di partenza, e non di arrivo, della regolamentazione del settore. Anche perché la clausola sociale, da sola non basta, indebolita dalle gare al massimo ribasso, e complici anche “avvocaticchi e azzeccagarbugli” che imperano nei tavoli relazionali, rischia di essere limitata negli effetti. C’è bisogno di un intervento concreto del governo, e non dei soliti inutili annunci, perché le vertenze Almaviva, Gepin e Qe rappresentano solo la punta dell’iceberg dell’implosione di un intero settore. Queste crisi rappresentano, ciascuna per la propria parte, gli effetti delle gare al massimo ribasso, della delocalizzazione e di accordi scellerati nell’applicazione delle clausole sociali. Bisogna intervenire subito – conclude il segretario – per scongiurare la perdita di 3000 posti di lavoro a breve termine, ed impedire che l’intero settore collasso sotto i colpi della mancata regolamentazione».

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