venerdì 20 aprile 2018 22:15
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Massimo Ripepi al PD: «Pastore ma non ministro di culto. Non c’è incompatibilità da consigliere comunale»

di Fabio Papalia

Reggio Calabria. Pastore ma non ministro di culto. A margine della conferenza stampa “officiata” stamattina a Palazzo San Giorgio per annunciare la “buona novella” della mozione consiliare su Parco Caserta, il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Massimo Ripepi, in una sala gremita di fedeli,  risponde alle domande dei giornalisti sul caso sollevato dal Pd (clicca qui) confutandone la tesi.
I Dem, all’indomani della vicenda che lo ha visto destinatario di un ammonimento orale del Questore (clicca qui), hanno avanzato dubbi su una presunta incompatibilità alla carica di consigliere comunale, in quanto “Pastore” della Chiesa “Gesù Cristo è il Signore” di Catona.
«La questione è molto semplice – risponde Ripepi – il Partito Democratico non sa che io ero ministro di culto. Per diventare ministro di culto c’è una procedura del Ministero degli Interni. Ho avuto il decreto nel 2004, poi quando mi sono candidato alle elezioni del 2007, mi sono dimesso da ministro di culto, perché essere ministro di culto è causa di incompatibilità. Mi sono dimesso – precisa – prima di candidarmi, prima delle elezioni del 2007, e non dopo essere stato eletto. E per farlo – sottolinea – non basta inviare una raccomandata con le dimissioni, ma serve un altro decreto del ministero. Io non sono più ministro di culto, quindi non c’è più la causa di incompatibilità». «Non tutti sono ministri di culto – chiosa Ripepi – ci sono preti che non sono ministri di culto, io avevo il decreto e poi mi sono dimesso».
«Abbiamo dovuto chiarire dottrinalmente – è la ricostruzione che Ripepi fa della vicenda dell’ammonimento orale ricevuto dal Questore – una questione accaduta all’interno della chiesa. Trasmettiamo i culti in internet senza filtri. Non lo fa nessuno al mondo. Nella predica dottrinale ho solo spiegato questa situazione di immoralità all’interno della chiesa, poi fuori ognuno fa quel che vuole, non ho mandato email, non ho pedinato nessuno. Non sono indagato per stalking».
Trattare quella questione in sede di omelia, ha a che fare con la cura delle anime, che sarebbe prerogativa del ministro di culto?
Ripepi risponde a quest’altra domanda spiegando che «la mia azione all’interno della chiesa è un’azione di indirizzo dottrinale, all’interno della comunità vi sono varie figure, io faccio soltanto la dottrina cristiana all’interno della chiesa, altri curano le anime, ci sono 11 pastori anziani che curano le anime».
Si può essere pastore senza essere ministro di culto? «Assolutamente sì» la risposta di Ripepi.
Insomma la figura del pastore, spiega l’esponente dell’opposizione, non va confusa con la figura del ministro di culto.
«Un tentativo di delegittimazione – contrattacca Ripepi – sicuramente abbiamo disturbato qualcuno». C’è lo zampino del diavolo, verrebbe da chiedergli. E invece, dice, è colpa dei “manovratori”, ma chi? «Non ho dei nomi sennò li farei, vedo tentativi di delegittimazione. Il mio dubbio è che siccome stiamo facendo una politica di denuncia, se io vengo eliminato dalla faccia della politica forse è meglio per qualcuno. Ma l’opposizione dovrebbe essere il sale della democrazia». I veri comunisti, del resto, sono atei incalliti, Ripepi invece non fa mistero della sua fede. Il consigliere comunale afferma: «Io faccio politica solo per amore di Gesù Cristo», e il pubblico che gremisce la sala risponde in coro all’unisono “Amen“.

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