venerdì 27 aprile 2018 10:17
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Il protocollo di “vigilanza collaborativa” firmato in Prefettura dal sindaco Falcomatà con il procuratore Cafiero De Raho, Raffaele Cantone e Marco Minniti

di Fabio Papalia

Reggio Calabria. Un protocollo di “vigilanza collaborativa” per tenere fuori la ‘ndrangheta dagli appalti per un totale di 205 milioni di euro che arriveranno a Reggio Calabria tra Decreto Reggio e Patti per il Sud. E’ questo l’intento del protocollo siglato stamattina in prefettura, che vede tra i protagonisti l’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione, la Procura di Reggio Calabria, la Prefettura e ovviamente il Comune di Reggio Calabria. In prefettura stamani è venuto il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, per la firma del protocollo, avvenuta dopo un breve convegno al quale hanno partecipato il prefetto Michele Di Bari, il procuratore capo Federico Cafiero De Raho, il sottosegretario Marco Minniti e il sindaco Giuseppe Falcomatà.
Il prefetto Di Bari ha ricordato che da tempo la Prefettura, con il suo predecessore Claudio Sammartino, stava valutando la necessità di interagire col Comune di Reggio Calabria per la stipula di un protocollo volto a prevenire infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici. “Potrebbe essere preso a esempio – ha commentato il prefetto Di Bari – per qualche altro comune che si vedrà raggiungere da ingenti risorse finanziarie”.

Il procuratore Cafiero De Raho, prima di entrare nel vivo del suo intervento, ha speso parole di elogio sia per il sottosegretario «l’onorevole Minniti è persona che costituisce un riferimento importante per questo territorio», sia per il presidente dell’Anac «Cantone oggi sta svolgendo un ruolo rilevantissimo per quanto riguarda etica degli appalti». Il procuratore, quindi, ha parlato di etica e di amministratori locali. «Ogni qual volta le nostre indagini si sviluppano nei territori di questa provincia ed hanno sempre ad oggetto le cosche, ebbene attenzionando le cosche si arriva puntualmente agli amministratori comunali, e purtroppo ormai sono 3 anni e 6 mesi che sono in questa provincia, e il dato che altrove sarebbe allarmante qui sembra fisiologico. I danneggiamenti, gli incendi, anche quelli gravissimi che toccano beni confiscate che alla vigilia dell’assegnazione vengono danneggiati sono fatti di una tale gravità che non possono sfuggire a tutti coloro che coprono cariche pubbliche nei nostri comuni».
Cafiero De Raho, quindi, ha mosso una critica specifica al nuovo codice degli appalti: «Mentre riconosco la grandissima capacità del collega Raffaele Cantone nell’espletamento dei suoi compiti, mi rendo anche conto che la nuova disciplina degli appalti, che certamente è di gran lunga innovatrice rispetto a quella precedente, nello stesso momento è irrilevante per quanto riguarda i territori di questa provincia, perché quando porto 10 imprese che sono tutte della ‘ndrangheta o con la ‘ndrangheta accordatesi, allora nessun sistema riuscirà a sconfiggere una sorta di pacificazione sociale, così veniva chiamata dalla camorra. Mi domando spesso quale sia lo strumento attraverso il quale smascherare questi accordi ma le indagini mi dimostrano che una legge non potrebbe mai individuare i meccanismi attraverso i quali la ‘ndrangheta si infiltra negli appalti».
Poi una dura critica: «Non voglio offendere i calabresi, sono innamorato di questo territorio e vedo che sono molti i calabresi che vorrebbero cambiare la loro terra ma ci troviamo in una provincia nella quale si è schiavi, perché per aprire un bar è necessario chiedere al capocosca del territorio, per verniciare una ringhiera alla ditta che la ‘ndrangheta indica». Il procuratore, quindi, ha ricordato le attività investigative «che hanno portato all’inquadramento di Mammasantissima, i cosiddetti invisibili, che probabilmente lo erano solo a noi della Giustizia perché sul territorio tutti sanno ma nessuno ha il coraggio di denunciare, o il comitati d’affari come Reghion, o ancora Alchemia, che dimostrano come senatori della Repubblica siano scesi a patti e abbiano sostenuto la ‘ndrangheta e con essa si siano accordati». «Credo che – ha concluso Cafiero De Raho – pur riconoscendo il grandissimo merito del collega Raffaele Cantone e dell’onorevole Minniti, è certo che se non riusciamo a scuoterci e a scrollarci di dosso la cappa della ‘ndrangheta non saremo mai liberi e la Giustizia non riuscirà mai a fare quell’opera di bonifica che il territorio merita».

“Questo è un protocollo che per molti aspetti è innovativo. E’ un salto di qualità elevatissimo, perché serve a dimostrare a quella parte di società sana che si può operare in certe terre anche senza la mafia”. Questo il giudizio espresso dal presidente dell’Anac. “Gli appalti – ha detto Raffaele Cantone – sono il luogo di coltura tipico della criminalità organizzata e delle
mafie. Gli appalti sono un modo per dare lavoro, per creare rapporti con le pubbliche amministrazioni, la necessità di gestire appalti per la ‘ndrangheta è vitale. Un amministratore pubblico è meglio comprarselo piuttosto che intimidirlo, perché se lo intimidisci prima o poi te lo troverai nemico, se invece te lo metti dalla tua parte, in un meccanismo di cointeressenza, marcerete insieme. E la ‘ndrangheta in questo senso è maestra, tra tutte le organizzazioni mafiose è di gran lunga la più potente. Oggi con scelta che il governo sta facendo nei confronti di molti comuni arriveranno a Reggio moltissimi soldi per consentire un cambiamento di questa città, questa è la grande scommessa della democrazia”.
“È una scommessa difficilissima, il rapporto di questa scommessa con Expo non è uno a cento ma uno a un milione. Ma dobbiamo dare alla parte migliore della società calabrese la speranza che le cose si possono fare. Dobbiamo evitare che la mafia gli affari li faccia, dobbiamo mettercela tutta. Se riusciamo a tenere le mafie lontano da quegli appalti – ha concluso Cantone – avremo mandato soprattutto all’opinione pubblica il messaggio più importante, che non è vero che questa terra è senza speranza”.

Il sindaco Giuseppe Falcomatà ha spiegato perché il Comune ha voluto “abdicare” a parte della propria sovranità, apparentemente una perdita di autonomia che si traduce, invece, in più libertà per i reggini onesti. «Ci siamo fortemente voluti dotare di questo strumento di collaborazione, vigilanza collaborativa, per tre obiettivi, verificare l’idoneità atti di gara di appalti, individuare clausole e condizioni che possano allontanare il rischio di infiltrazioni criminali, seguire procedure fino all’aggiudicazione definitiva. In questa città con lo sblocco delle operare del Decreto Reggio e le opere dei Patti per il Sud arriveranno finaziamaneti per oltre 205 milioni di euro, percepiamo l’importanza di questi finanziamenti per cambiare il volto della città, al contempo siamo convinti che tutto questo debba avvenire senza intoppi e con le garanzie di massima trasparenza in tutte le fasi. Non vogliamo che ci siano intoppi a quelli che sono strumenti di crescita della nostra città, lo facciamo nella consapevolezza di poter rappresentare oggi un esempio virtuoso nel nostro Paese».

L’ultimo intervento, quindi, è stato affidato a Marco Minniti. «Avremo ingenti finanziamenti, la sfida dello Stato, del governo, è che servano per i cittadini, che nessuno possa ingrassarsi, né corrotti né mafiosi, questa è la sfida». Nel porre l’accento sul fatto che il protocollo rappresenta un modello unico, Minniti ha concluso dicendosi soddisfatto perché «Oggi Reggio parla all’Italia»

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