giovedì 19 aprile 2018 11:47
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“Fedra” di Seneca al Teatro Cilea di Reggio Calabria domenica 18 dicembre alle ore 21

Reggio Calabria. Una donna sedotta da un amore impossibile. Una spiaggia abbandonata con qualche oggetto logoro e corroso dal tempo, un incessante suono di risacca, antico e presente, corpi alla deriva, naufraghi di passioni mai domate, di rapporti familiari gravidi di conflitti mai risolti. I protagonisti del capolavoro di Seneca sono dentro di noi da sempre, lacerati, graffiati ma vitali e necessari. “Fedra” arriva finalmente al Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria, domenica 18 dicembre 2016 nell’ambito del Festival Miti Contemporanei. Sarà una giornata di appuntamenti per il festival che inizia nel prestigioso teatro reggino alle 17.00 con la mostra di pittura Nosside di artisti selezionati attraverso il bando regionale Miti Contemporanei 2016. A esporre saranno le pittrici Emilia Labate e Tiziana Marra. Alle 19.00 lo spettacolo in prima nazionale “La città e il desiderio ‘Epithymia’”, una produzione “Confine Incerto/Con i miei occhi” con Emanuela Bianchi, Maria Grazia Bisurgi, Audrey Chesseboeuf, Monis Pandhu Hapsari, Lello Russo, Ganchimeg Tsedevdorj e Francesco Votano. Direzione e organizzazione Emanuela Bianchi, aiuto direzione e organizzazione Lubì. Un percorso intimo, nella luce crepuscolare e alla luce delle lanterne, alla scoperta delle proprie fondamenta, della propria città interiore, fatta di pietre e di mattoni. Ogni pietra un desiderio, ogni desiderio una storia, e tutte le storie insieme una città. Alle 21.00, infine, sul palco del Francesco Cilea sale in scena la Fedra di Seneca nella bellissima produzione GTS Roma Spettacolo per la regia di Mariano Anagni. Con Marina Biondi, Patrizia Cigliano, Marina Zanchi, Gabriele Anagni, Lavinia Cipriani, Erika Puddu, Veronica Milaneschi, Diletta Masetti. Scene e costumi di Maria Spataro. “Fedra è innamorata di un amore impossibile, incestuoso ma vero, non è vittima di alcun destino, è consapevole, ha deciso e vuole coscientemente arrivare fino in fondo. La morte – spiega il Mariano Anagni – è concepita da Fedra come l’unica via di fuga dal misfatto, l’unico mezzo a sua disposizione per mantenere intatto il pudore. Si configura fin dall’inizio come un essere che non ha alcuna possibilità di tornare a percorrere la strada della ragionevolezza, ma che può vivere unicamente nella passione o nella morte: l’amore da lei provato, infatti, non può essere governato, soltanto vinto per mezzo di un atto estremo”. Durante il festival è attivo un servizio nursery e ludoteca gestito dall’Associazione Crescere insieme. Info spettacoli e laboratori: www.festivalmiticontemporanei.it.

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