venerdì 20 aprile 2018 20:13
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Polizia Postale e delle Comunicazioni

Polistena. La Polizia Postale al “Rechichi” per spiegare i rischi della rete

Polistena (Reggio Calabria). Una lezione sui rischi nell’uso dei social network e sul cyberbullismo, quella tenuta dalla Polizia postale e per le telecomunicazioni di Reggio Calabria, in sinergia con l’associazione Io donna, per gli studenti del Liceo “Rechichi” di Polistena, diretto da Francesca Maria Morabito. All’auditorium comunale cittadino, dopo i saluti del Presidente dell’associazione Silvana Ruggero, parola all’Ispettore Antonio Battaglia e all’assistente capo Anna Curcumato che hanno spiegato ai giovani le problematiche connesse all’utilizzo delle tecnologie digitali. «Oggi è fondamentale fare prevenzione – ha detto l’ispettore Battaglia- perché quando si arriva nei nostri uffici significa che il problema ha già assunto natura irreversibile. Ed è giusto – ha continuato – avere la consapevolezza che sul web ci sono più “contatti” che “amici” veri». Nelle indagini condotte dalla Postale, il dato più evidente è la scarsa precauzione degli utenti rispetto alla privacy dei profili social. «Serve evitare di rendere pubbliche le informazioni private e soprattutto di aggiungere contatti sconosciuti i cui fini, nella maggior parte dei casi, non sono benevoli» – ha affermato Battaglia. Le fasi di acquisizione della fiducia dei “disturbatori”, sono diverse e un ruolo centrale è affidato alla famiglia, troppo spesso assente e poco interessata alla vita dei figli. «Imponete ai vostri genitori l’ascolto» – il monito dell’ispettore e «attenzione a ciò che condividete sul web e sui programmi di messaggistica. Una volta in rete diventa difficile controllare la diffusione di immagini e video privati». È reato la diffusione di materiale pedo-pornografico e a farne le spese sono i genitori, per lo più ignari delle azioni dei figli. Per l’assistente capo Curcumato: «facebook è diventato il vecchio cortile della nonna, dove tutti conoscono e commentano i fatti degli altri. Ma il problema è che siamo noi a divulgarli – ha aggiunto. Abbiamo dato a questo progetto il nome “Mercato degli angeli” con riferimento ai tanti ragazzi indifesi che regalano la propria immagine al mondo, senza sapere che c’è chi quell’immagine la compra e la vuole. Alla mia scrivania – ha continuato- arrivano tanti ragazzi vittime di adescamento e cyberbullimo. Questi giovani sono gli “eroi” del mondo moderno che ogni giorno subiscono violenza e che hanno la forza, nella vita quotidiana, di incontrare i loro carnefici, a scuola, in piazza, al bar. Ma che hanno anche il coraggio e l’orgoglio della denuncia. Quello che si sta perdendo tra le giovani generazioni, ma anche tra i frequentatori dei social, è il rispetto per se stessi e per gli altri. E molto spesso si ignora che quando si filma una violenza e la si condivide, questi stessi gesti costituiscono un reato. Serve ricordarsi sempre che non siamo “avatar” – ha concluso, ma esseri umani che vivono, respirano e soffrono. Serve smettere di vivere per finta, ma iniziare a farlo veramente».

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