mercoledì 25 aprile 2018 03:02
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Michele Di Bari

Focus sulle misure di vigilanza e di protezione in Prefettura: riunione tecnica di coordinamento interforze presieduta dal prefetto Michele di Bari

Reggio Calabria. Focus sulle misure di vigilanza e di protezione in Prefettura al centro della periodica Riunione Tecnica di Coordinamento con il vertici delle Forze di Polizia tenutasi in Prefettura nell’imminenza delle festività natalizie e di fine anno, presieduta dal Prefetto Michele di Bari e allargata al Procuratore della Repubblica, titolare della Direzione Distrettuale Antimafia, Cafiero de Raho. Fa capo alla Prefettura l’attività connessa all’individuazione delle proposte delle misure di protezione da avviare nei confronti di persone residenti nella provincia o che ivi si trovino per situazioni contingenti esposte a particolari situazioni di rischio (minacce, pericoli attuali o potenziali) per la funzione che esercitano o hanno esercitato o per altri motivi (alte personalità dello Stato, magistrati, collaboratori e testimoni di giustizia, ecc.). Nell’ambito delle dette attività, la tutela e la protezione dei collaboratori e testimoni di giustizia – fermo restando le prerogative del Ministero dell’Interno – assume una valenza di particolare delicatezza, ragione per cui, sussistendo i presupposti di necessità, i singoli casi vengono sottoposti “ad horas” alla valutazione della Riunione Tecnica di Coordinamento presieduta dal Prefetto con i rappresentanti provinciali delle Forze di Polizia e la partecipazione del Procuratore della Repubblica. E tale delicatezza non sfugge a nessuno poiché attiene ai valori fondamentali delle persone e ai loro inalienabili diritti, nonché alle attribuzioni dello Stato che anche attraverso le misure di tutela e di protezione intende essere vicino a chi collabora. Infatti, ogni singola posizione diventa oggetto di un dettagliato esame in cui convergono tutte le informazioni e le notizie ritenute utili e indispensabili per la decisione. Una decisione, come ovvio, che non può mai essere avulsa né dai fatti che l’hanno provocata né dal contesto temporale in cui la stessa è maturata divenendo la misura di tutela o di protezione suscettibile di progressiva variazione. Si tratta, cioè, di una valutazione che tiene conto di un quadro informativo ampio che non può non fare riferimento anche agli eventuali accadimenti che hanno interessato la persona. È evidente quindi che i continui adempimenti connessi al metodo, così come descritto, non consentono alcuna sfasatura rispetto agli obiettivi prefissati in ordine alla tutela o alla protezione dei collaboratori e testimoni di giustizia. Si è certi che dopo queste precisazioni anche chi nutre dei dubbi possa avere piena consapevolezza della severa disciplina che presidia la materia.

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