mercoledì 25 aprile 2018 02:58
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‘Ndrangheta. Operazione Provvidenza 2: nomi e dettagli, infiltrato il consorzio Copam

Reggio Calabria. È in corso dalle prime ore di questa mattina, l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Procura distrettuale antimafia reggina, nei confronti di 12 presunti affiliati alla cosca Piromalli di Gioia Tauro, ritenuti presunti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, truffa ed altri reati aggravati dalle finalità mafiose.
L’intervento, che segue a meno di un mese il fermo di 33 persone ritenute organiche al sodalizio di Gioia Tauro, emesso dalla procura della Repubblica, ha previsto il contestuale sequestro preventivo di beni per un valore di circa 50 milioni di euro, tra cui il noto consorzio CO.P.A.M. di Varapodio (RC) costituito da oltre 40 aziende e cooperative agricole operanti nella piana di Gioia Tauro, nella Sicilia orientale e nel basso Lazio.
I provvedimenti, eseguiti dal Raggruppamento operativo speciale, si collocano nel quadro di un’articolata manovra investigativa avviata in direzione dei vertici della ‘ndrangheta reggina, già concretizzatasi:

  • il 15.07.2016, con l’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti 8 indagati per associazione di tipo mafioso e scambio elettorale politico mafioso, nel cui ambito, oltre ad accertare l’operatività di una struttura direttiva occulta della ‘ndrangheta, veniva riscontrato il funzionamento di un organo collegiale denominato “santa” ideato dai vertici delle cosche De Stefano e Piromalli (operazione Mammasantissima);
  • il 15.11.2016 ed il 19.11.2016, con l’esecuzione di misure cautelari nei confronti di 53 presunti affiliati alla cosca Condello, indagati per associazione di tipo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni ed altri delitti, tutti aggravati dal metodo mafioso (operazione Sansone);
  • il 19.01.2017, con l’esecuzione di un provvedimento di fermo nei confronti 35 soggetti, ritenuti contigui alla cosca Piromalli presunti responsabili dei reati associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione ed altri reati aggravati dal metodo mafioso (operazione Cumbertazione);
  • il 26.01.2017, con l’esecuzione di un provvedimento di fermo nei confronti di 33 presunti affiliati alla cosca Piromalli, indagati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio e altri reati aggravati dalle finalità mafiose (operazione Provvidenza).

Le risultanze contenute nell’odierna ordinanza cautelare certificano ancora una volta le dinamiche associative e gli assetti mafiosi della cosca “Piromalli”, evidenziando il ruolo apicale dei fratelli Giuseppe Piromalli cl. 45 detto “facciazza”, attualmente detenuto presso il carcere de L’Aquila, e Antonio Piromalli cl. 39 detto “u catanisi”, in grado di orientare gli equilibri criminali dell’intero mandamento tirrenico e di condizionare il locale tessuto economico-imprenditoriale, con particolare riferimento ai settori agro-alimentare e turistico-ricettivo, grazie alla complicità di imprenditori contigui alla cosca.
In particolare, l’indagine ha accertato come Giuseppe Piromalli, benché da anni ristretto in regime detentivo speciale, attraverso i periodici colloqui con i familiari, e facendo leva su un’efficiente filiera comunicativa, fosse in grado di veicolare all’esterno ordini e messaggi, funzionali alla direzione degli affari del clan, controllati attraverso il figlio Antonio Piromalli, destinatario del provvedimento di fermo del 26 gennaio scorso.
In tale contesto, altro ruolo carismatico in seno alla cosca è risultato quello dell’ultrasettantenne Antonio Piromalli, defilato sotto il profilo strettamente operativo, ma ancora molto influente nella pianificazione delle strategie criminali dell’organizzazione, soprattutto nel dirimere le controversie sorte tra gli affiliati, anche rispetto a problematiche non prettamente criminali. Inoltre, proprio all’anziano Antonio Piromalli era devoluto il compito di rinsaldare i rapporti con la cosca Molè, un tempo alleata, attraverso la figura di Michele Molè cl. 66, opportunamente coinvolto nella ripartizione dei proventi derivanti dagli affari criminali legati alla gestione del porto di Gioia Tauro.
Sul piano più generale, le investigazioni del Ros hanno messo in luce anche le infiltrazioni dell’organizzazione criminale sia nel settore agroalimentare, documentando le interrelazioni transnazionali strumentali allo sviluppo di tali importanti traffici commerciali, che nel settore turistico-ricettivo, attraverso ingenti investimenti di denaro di provenienza illecita nell’’acquisto di strutture alberghiere ubicate in zone costiere ad elevata vocazione turistica.

In particolare nel comparto oleario, è emersa la figura degli imprenditori Careri Domenico e Gioacchino, da sempre legati a Piromalli Giuseppe cl. 45 e al figlio Antonio, per conto dei quali avviavano un’ingente attività di esportazione di olio verso gli Stati Uniti, con la prospettiva di rilevanti introiti derivanti dalla possibilità di commercializzare il prodotto in noti ipermercati americani, potendo contare, tra l’altro, sull’articolato circuito relazionale di Vizzari Rosario, prestanome del sodalizio stabilitosi da anni nel New Jersey. Tale meccanismo di fatto consentiva ai Piromalli di penetrare nel mercato americano con prospettive di guadagno e riciclaggio di denaro, mentre ai Careri di assumere una posizione rilevante nel settore oleario, vendendo il proprio prodotto ad un prezzo decisamente vantaggioso e dissimulando, dietro l’etichettatura di olio extravergine, la vendita di olio di sansa (in alcuni casi persino avariato). Le ipotesi di frode in commercio e contraffazione alimentare sono attualmente al vaglio delle autorità americane, con approfondimenti da parte dell’FBI.

Nella distribuzione dei prodotti ortofrutticoli, è invece emerso come la cosca avesse infiltrato il consorzio Copam di Varapodio (Rc), costituito da numerose cooperative calabresi e siciliane, sfruttandone la notevole capacità di approvvigionamento di prodotti agrumicoli, e disponendone sul piano gestionale e commerciale, grazie al ruolo di Rocco Scarpari, semplice dipendente ma, di fatto, vero dominus della cooperativa, in quanto referente della cosca gioiese.
Attraverso tale rilevante controllo, il sodalizio è stato in grado di alimentare sia la grande distribuzione del nord-est italiano che il mercato rumeno. In particolare, dalle indagini del Ros è emerso come Piromalli Antonio, anche tramite il socio Alessandro Pronestì, ingerisse nella gestione della C.O.P.A.M., sovrintendendo in prima persona a tutta la filiera commerciale di fornitura dei prodotti agrumicoli – stabilendo tempi, quantitativi e prezzi delle merci da esportare – curando i rapporti con le aziende (es: Polignanese al Mof di Milano, o aziende in Romania) e intervenendo anche nella gestione del personale dipendente del consorzio.
In particolare, nell’ambito delle trattative condotte con alcuni imprenditori rumeni, preoccupati dalla possibile interruzione degli approvvigionamenti, Alessandro Pronestì, che avrebbe agito secondo le direttive di Piromalli, si spingeva a rassicurare i suoi interlocutori, dicendo che la cooperativa aveva di fatto l’obbligo di rifornire prioritariamente le aziende indicate dall’organizzazione:“ «forse tu non hai capito una cosa, la cooperativa prima manda a noi e poi se avanza manda agli altri!».
Le attività del consorzio Copam erano inoltre utilizzate dalla cosca Piromalli nelle operazioni commerciali di esportazione dell’olio d’oliva verso gli Stati Uniti. Il consorzio, infatti, veniva costretto a garantire il pagamento in anticipo di quanto prodotto dalla società Fratelli Careri ed a farsi carico dei costi delle ulteriori (e non necessarie) operazioni di intermediazione (Piromalli Antonio: «glielo hai specificato a Scarpari …Ogni vendita che facciamo fare a lui ……..Già a priori deve sapere che due centesimi li deve mettere in fattura in più per noi»).
A riscontro del controllo totalizzante del consorzio da parte della cosca, è emerso inoltre come Piromalli Antonio stesse prendendo in considerazione di trasferire la sede di Copam all’interno dell’area commerciale del porto di Gioia Tauro, sia perché trovava le spese degli stabilimenti di Varapodio eccessive, sia per rendere ancora più agevole le attività di esportazione di agrumi verso gli Stati Uniti.

Infine, per quanto concerne il settore turistico-ricettivo, le investigazioni condotte dal Ros hanno dato conto del profilo imprenditoriale di Comerci Nicola Francesco che, nel corso degli anni, ha saputo creare un impero economico, avvalendosi dei capitali e della protezione della cosca, soddisfacendone ogni richiesta: dalla gestione dei latitanti, agli investimenti nel settore immobiliare, all’inserimento di ditte di riferimento del sodalizio nelle forniture alberghiere. Collegamento emerso in modo ancora più palese in occasione del tentato omicidio del figlio Andrea, avvenuto nel giugno 2015 a Parghelia (VV), che spingeva Comerci Nicola Francesco a rivolgersi ad esponenti della cosca Piromalli per giungere all’individuazione dell’autore dell’azione delittuosa.
Tra i destinatari del provvedimento anche Cinzia Ferro e Teresa Cordì, le quali, per conto del sodalizio, fungevano da prestanome nella gestione di imprese inserite nei servizi di pulizia e catering di alcune strutture turistiche riconducibili ad importanti società di settore, nonché nel ramo dell’abbigliamento, con punti vendita in alcuni centri commerciali della provincia di Milano e Udine.

Nel medesimo contesto, è stata data esecuzione anche al sequestro preventivo emesso dal gip calabrese, ai sensi del comma 7 del reato di associazione mafiosa (416 bis del c.P.), nei confronti delle imprese:

  • consorzio Copam di Varapodio (RC), costituito da oltre 40 soci, aziende e cooperative agricole, che operano nella piana di Gioia Tauro, nella Sicilia orientale e nel basso Lazio, attivo nel commercio dei prodotti ortofrutticoli, ed in particolare nel settore agrumario dei kiwi e delle pesche, con un fatturato di oltre 20 milioni di euro;
  • società S.G.F. Fratelli Careri srl, con sede legale in Milano e stabilimento in San Ferdinando (RC), attiva nella produzione e nel commercio dell’olio di oliva.

I DESTINATARI DI ORDINANZA DI MISURA CAUTELARE:

  1. Careri Domenico, inteso “J.R.”, nato a Gioia Tauro cl. 1962: occ in carcere
  2. Careri Gioacchino, nato a Gioia Tauro cl. 1991: occ in carcere
  3. Comerci Nicola Francesco, nato a Nicotera (VV) cl. 1947: occ in carcere
  4. Cordì Teresa, nata a Reggio Calabria cl. 1974: occ domiciliari
  5. Ferro Cinzia, nata a Milano cl. 1973: occ domiciliari
  6. Minniti Vittorio, nato a nato a Gioia Tauro, cl. 1988: obbligo di dimora
  7. Molè Michele, inteso “Michelino”, nato a Taurianova cl. 1966: occ in carcere
  8. Piromalli Antonio, inteso “u catanisi”, nato a Gioia Tauro cl. 1939: occ domiciliari
  9. Scarpari Rocco, nato a Taurianova cl. 1969: occ in carcere
  10. Sciacca Annunziata, cl. 1968: occ in carcere

GIA’ DETENUTI

  1. Piromalli Giuseppe, nato a Gioia Tauro cl. 1945: occ in carcere
  2. Trimboli Giuseppe Antonio, nato a Oppido Mamertina cl. 1961: occ in carcere

 

nella foto gli inquirenti nel corso della conferenza stampa in occasione dell’esecuzione della prima parte dell’operazione Provvidenza. Maggiori dettagli sul Quotidiano del Sud, domani in edicola

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