venerdì 20 aprile 2018 22:16
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PRI Reggio Calabria: “Greco Calabro, recuperare il gap attraverso l’educazione degli adulti”

Reggio Calabria. Azzunnàte! (Svegliamoci!) Dal Duemila, il 21 febbraio di ogni anno, si celebra la Giornata internazionale della lingua madre, indetta dall’UNESCO per promuovere la diversità linguistica-culturale ed il multilinguismo. Nella nostra Regione, in questi anni, nonostante l’emanazione di leggi contenenti una serie di buoni propositi, viviamo un momento in cui la nostra diversità linguistica è incredibilmente minacciata. Serve programmare ed investire in programmi di educazione permanente anche per adulti, in quanto è necessario colmare un gap scolastico ed istruttivo di più di vent’anni, ossia una generazione e mezza di grecofoni a cui è stato negato il diritto alla propria lingua madre ed in cui sono stati forse irrimediabilmente compromessi varianti di greco calabro come quelle di Roccaforte e Roghudi. Esistono associazioni e circoli culturali validissimi, che hanno eroicamente supplito le carenze politiche e istituzionali in questo ambito e che vedono frustrato il proprio operato da una Regione che non garantisce cose normalissime come, ad esempio, una convenzione con la RAI per la trasmissione in lingua minoritaria (greco calabra, occitana od albanese che sia) o una Città Metropolitana di Reggio Calabria, che già fa traballare la delega preposta.
La Federazione Metropolitana del Partito Repubblicano Italiano guarda con molta attenzione alla questione delle tre minoranze linguistiche regionali, soprattutto quella greco calabra del reggino. La Regione Calabria, in attuazione della legge 15/12/1999 n. 482, ha emanato nel 2003 una legge regionale che dovrebbe tutelare e valorizzare la voce della Bovesia, che prevede l’istituzione dell’insegnamento bilingue nell’ambito delle attività didattiche e formative nelle scuole di ogni ordine e grado nei comuni interessati. Ciò si traduce nel semplice e basilare fatto che i nostri figli hanno diritto di essere alfabetizzati ed istruiti gratuitamente nella nostra seconda lingua, a Reggio come a Bova, a Roccaforte come a Melito e così via in tutti i sedici comuni grecofoni metropolitani. Ma in quante scuole, specie elementari, è presente del personale qualificato? I diritti sono come i muscoli, se non si usano si atrofizzano. Resta comunque il fatto che dal 2003 ad oggi poco e niente è stato fatto a livello istituzionale se non promulgare una legge, di certo utile e ben fatta con la sostanziale pecca di essere rimasta solo sulla carta, e la nascita di un ente (poi rimodulato in fondazione), ossia l’Istituto Regionale Superiore di Studi Elleno Calabri, il quale dalla Regione ha avuto stanziato mezzo milione salvo poi vedersi negato un assessore al ramo in grado di far filare un consiglio d’amministrazione perennemente sotto commissario. La questione è grave. Quattro varianti erano parlate nella vallata dell’Amendolea, ora dimezzate lasciano Bova e Gallicianò in allarmante solitudine, dato che anche quest’ultima rischia, oggi, di spegnersi. Urge intervenire prima che sia troppo tardi ed il 21 febbraio si trasformi, in futuro, nella giornata della memoria del greco calabro, in ricordo di un (altro) tesoro calabrese, lasciato colpevolmente morire dall’incuranza della nostra classe politica.

Carmelo Palmisano
Coordinatore Metropolitano 

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