mercoledì 25 aprile 2018 14:39
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‘Ndrangheta. Operazione Recherche: tutti i dettagli sugli 11 fermi per la cosca Pesce, nomi foto e video

Reggio Calabria. Alle prime ore della mattinata odierna, investigatori della Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria diretta dal primo dirigente Francesco Rattà e dal suo vice Fabio Catalano, e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, con il supporto degli equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine “Calabria”, dei Commissariati della provincia e della Squadra Mobile della Questura di Catania, su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, hanno dato esecuzione a un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso nei confronti di presunti elementi di vertice, affiliati e prestanomi della potente cosca Pesce di Rosarno. Il provvedimento restrittivo colpisce i seguenti 11 indagati, ritenuti presunti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, illecita concorrenza con minaccia o violenza, intestazione fittizia di beni, favoreggiamento personale nei confronti del latitante Marcello Pesce, arrestato l’1 dicembre 2016 – aggravati dalla circostanza di aver agevolato un’organizzazione criminale aderente alla ‘ndrangheta – nonché di traffico e cessione di sostanze stupefecenti:

  1. PESCE Rocco, 29enne nato a Polistena (RC);
  2. PESCE Savino, 28enne nato a Cinquefrondi (RC);
  3. SCORDINO Filippo, 42enne nato a Rosarno (RC);
  4. STILO Bruno, 51enne nato a Melito di Porto Salvo (RC);
  5. GARRUZZO Carmelo, 46enne nato a Rosarno (RC);
  6. RASO Michelangelo, 36enne nato a Gioia Tauro (RC);
  7. ARMELI Rosario, 34enne nato a Cinquefrondi (RC);
  8. MANGIARUGA Michelino, 38enne nato a Taurianova (RC);
  9. ELIA Giosafatte Giuseppe, 43enne nato a Rosarno (RC);
  10. COPPOLA Consolato Salvatore, 49enne nato a Paternò (CT);
  11. CIMATO Antonio, 33enne nato a Cinquefrondi (RC).

Un dodicesimo indagato, PESCE Antonino, 25enne nato a Cinquefrondi (RC), è attivamente ricercato.

Il provvedimento di fermo d’indiziato di delitto è il risultato di una complessa ed articolata attività di indagine condotta dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato e dalla Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria, volta alla cattura di  Marcello Pesce, nato a Rosarno (RC) il 12.03.1964, alias “U Ballerinu” (figlio di Rocco Pesce, assassinato il 7 giugno 1969 e nipote dello storico defunto boss Giuseppe Pesce, detto “unghia”, deceduto nel 1992), arrestato a Rosarno il 01.12.2016 dopo più di sei anni di ricerche e condannato, con sentenza della Corte di Appello di Reggio Calabria, a 16 anni e 2 mesi di reclusione per associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni (Operazione “All Inside”), confermata, in via definitiva, proprio recentemente dalla Suprema Corte di Cassazione.

Le indagini, supportate da numerosi presidi tecnologici, hanno consentito di individuare la rete dei soggetti che, per anni, ha protetto la latitanza di Marcello Pesce permettendo allo stesso di continuare a giocare un ruolo importantissimo nel panorama ‘ndranghetistico della fascia tirrenica della provincia reggina, ma anche di ricostruire l’operatività di gran parte del gruppo di soggetti a lui facenti capo e le numerose attività economiche riconducibili al sodalizio.

Dal punto di vista temporale, le investigazioni abbracciano il periodo che va dall’inizio del 2015 al giorno della cattura del latitante, sorpreso all’interno di un’abitazione nel centro del suo paese d’origine, nella disponibilità di Salvatore Figliuzzi classe 1955 e del figlio Pasquale classe 1976, i quali, arrestati in flagranza di reato per favoreggiamento aggravato, hanno patteggiato la pena.

Le condotte di aiuto dei sodali si sono concretizzate nella messa a disposizione di quanto necessario alla protrazione dello stato di latitanza di Marcello Pesce, alla sua assistenza morale e materiale ed alla creazione, a tal fine, di una rete di supporto e di tutela, così come avvenuto con l’effettuazione delle c.d. staffette dirette ad evitare l’intervento delle forze dell’ordine sia all’atto dei vari spostamenti del latitante e sia quando i sodali, i familiari e/o terzi soggetti si recavano presso i vari covi e nel procurare appuntamenti con soggetti terzi e garantire gli incontri tra il latitante ed i sodali.

La vasta piattaforma tecnica messa in piedi tramite molteplici intercettazioni telefoniche, ambientali, telematiche e di videosorveglianza – congiuntamente a tradizionali attività di riscontro sul territorio – ha consentito di far luce sulle condotte criminali poste in essere dal gruppo facente capo a Marcello Pesce e, più in generale, all’intera cosca omonima, con particolare riferimento al monopolio forzoso del settore del trasporto merci su gomma di prodotti ortofrutticoli per conto terzi, alle intestazioni fittizie di beni (finalizzate ad evitare i provvedimenti ablatori) ed al traffico degli stupefacenti.
Per cui, l’attivismo criminale della cosca non si è limitato al settore degli stupefacenti od all’intestazione fittizia in funzione della protezione dei beni della cosca, ma si era allargato soprattutto alle attività di illecita mediazione nel settore dei trasporti merce per conto terzi, storicamente di competenza dell’articolazione della cosca Pesce facente capo a Marcello Pesce.

Centrale in tutti questi ambiti, secondo l’accusa, sarebbe stata anche la figura di Filippo Scordino – ritenuto dagli inquirenti luogotenente di Marcello Pesce e persona di estrema fiducia del figlio Rocco – che è risultato il principale gestore della c.d. “Agenzia di Rosarno”, ovvero l’agenzia di mediazione dei trasporti merci su gomma attraverso la quale il settore è monopolizzato da Marcello Pesce.

La sintesi degli elementi raccolti nel corso delle investigazioni, a supporto del reato di associazione mafiosa e dei diversi delitti-scopo sopra indicati ascritti a carico degli indagati e l’effettiva riconducibilità agli stessi di una serie di società, ditte individuali, beni immobili e mobili, strumentali alla realizzazione dei predetti reati e/o, comunque, da ritenersi prezzo, prodotto o profitto degli stessi, ha consentito di emettere, contestualmente ai fermi dei soggetti, un decreto di sequestro preventivo d’urgenza dei seguenti beni e società e dei relativi patrimoni aziendali (beni mobili ed immobili, crediti, articoli risultanti dall’inventario, beni strumentali, denominazione aziendale, avviamento, conti correnti, nonché tutte le licenze e/o autorizzazioni all’esercizio dell’attività commerciale concesse dalle Autorità competenti):

  • Ge.Tra.L. Società Cooperativa esercente l’attività di trasporto ed autotrasporto di persone e/o merci per conto proprio o di terzi, con sede in Rosarno e sede secondaria in Forlimpopoli (FO), nella reale disponibilità di PESCE Marcello, PESCE Rocco, SCORDINO Filippo e RACHELE Rocco;
  • Ditta Individuale di Mediazione nei Trasporti di SCORDINO FILIPPO con sede in Rosarno;
  • Azienda Agricola Le Tre Stagioni Srl di MORILLO VELAZQUEZ Joel, con sede in San Ferdinando (RC) e sede secondaria a Ferrara (FE), esercente il commercio all’ingrosso di frutta e ortaggi freschi (nella sede di Ferrara), la lavorazione, il confezionamento, la produzione, la trasformazione e la commercializzazione, sia all’ingrosso che al dettaglio di prodotti alimentari (nella sede principale) nella reale disponibilità di PESCE Marcello e PESCE Rocco;
  • Azienda Agricola di PESCE Rocco, esercente l’attività di coltivazione di agrumi, con sede legale in Rosarno;
  • Ditta Individuale di trasporto merci su gomma Di NICOLACI GIUSEPPE, con sede in Rosarno ed i trattori stradali e semirimorchi intestati a NICOLACI Giuseppe: 6 semirimorchi, 3 trattori stradali e 1 autocarro targato, riconducibili a PESCE Antonino classe 1982;
  • S&T Logistic Srl di STILO Nicola con sede legale in Rosarno, esercente attività di trasporto merci in conto proprio ed in conto terzi, nella reale disponibilità di STILO Bruno e SCORDINO Filippo;
  • Regina Trasporti Srl, di DEMASI Gessica e DEMASI Francesco, con sede legale in Rizziconi, esercente l’attività di trasporto merci su strada – compresi 2 trattori stradali, nella reale disponibilità di STRAPUTICARI Vincenzo, STILO Bruno e SCORDINO Filippo;
  • Trans-Log Trasporti Nazionali e Internazionali di ARMELI Rosario, con sede legale in Rosarno (RC) e sede secondaria in Ferrara (FE), nella reale disponibilità di PESCE Marcello, PESCE Rocco, SCORDINO Filippo e STILO Bruno;
  • Trattori stradali e semirimorchi intestati a TRIPODI Giuseppe: 5 semirimorchi, 5 trattori stradali, nella reale disponibilità di PESCE Marcello, PESCE Rocco, SCORDINO Filippo e STILO Bruno.

Il valore dei beni sottoposti al sequestro – eseguito anche dal personale della Polizia di Stato in servizio alla Divisione Anticrimine della Questura di Reggio Calabria – ammonta a circa 10 milioni di euro.

In tale contesto di indagine, è stato riscontrato il presunto coinvolgimento diretto di Filippo Scordino e Rocco Pesce nella gestione del trasporto merci su gomma per conto terzi in nome e per conto dell’ex latitante Marcello Pesce, nonché il presunto ruolo apicale ricoperto in seno all’omonima cosca da Antonino Pesce classe 1982, alias “U pecura” (attualmente detenuto dopo un periodo di latitanza) e, da ultimo, quello di significativo rilievo dei suoi cugini Antonino classe 1992 e Savino classe 1989 (raggiunti dal fermo odierno), figli di “Cenzo”, ossia Vincenzo Pesce classe 1959, alias “u pacciu”, detenuto in regime di carcere duro.

Di fondamentale importanza si sono rilevate le intercettazioni effettuate a carico dei componenti della cosca, fra cui diverse telematiche attive sugli smartphone, che hanno portato alla luce il sistema dell’imposizione dei trasporti merci su gomma dalla Piana di Gioia Tauro verso diverse località del centro e nord d’Italia e del costo degli stessi (in una conversazione sul sistema illecito dei trasporti, Filippo Scordino e Rocco Pesce affermavano che con tre trasporti a settimana a Roma, avrebbero guadagnato 3000 euro nello stesso arco di tempo: “SCORDINO Filippo: Ne fai tre a settimana per Roma; PESCE Rocco: 3000 euro a settimana; SCORDINO Filippo: 3000 euro a settimana, sono soldi!”).

Nello specifico, con riguardo ai delitti contestati, PESCE Rocco, PESCE Antonino, PESCE Savino, SCORDINO Filippo, GARUZZO Carmelo, STILO Bruno, ARMELI Rosario e RASO Michelangelo devono rispondere di associazione mafiosa, per avere preso parte, nell’ambito dell’organizzazione di tipo mafioso unitaria denominata ‘ndrangheta, all’articolazione operante sul territorio del comune di Rosarno e zone limitrofe, nota come cosca PESCE, a sua volta inserita nel mandamento tirrenico.

Quanto ai ruoli rivestiti dagli indagati in seno alla cosca Pesce, le investigazioni hanno consentito di accertare che:

(articolazione facente capo a PESCE Marcello – ex latitante)

  • PESCE Rocco, ricopriva il ruolo di direzione e capo della cosca PESCE. In stretto contatto con il padre latitante, quale longa manus dello stesso sul territorio; costituiva uno dei componenti del primo livello della filiera comunicativa con il padre; si occupava del controllo e coordinamento delle varie attività delittuose collaborando con SCORDINO Filippo; teneva i rapporti con gli altri affiliati e con gli esponenti di vertice di altre cosche; curava con SCORDINO Filippo e altri sodali, per conto del padre e dell’intera cosca, il settore del trasporto merce su gomma e gestiva altre attività economiche, come l’azienda agricola “Le Tre Stagioni” ed il centro scommesse “All Gambing”, fittiziamente intestate a terzi; con ELIA Giosafatte Giuseppe e SCORDINO Filippo gestiva il settore del traffico di stupefacenti;
  • SCORDINO Filippo, ricopriva il ruolo di direzione e capo della cosca PESCE. In stretto contatto con PESCE Marcello, PESCE Rocco e RACHELE Rocco, gestiva per conto di questi la c.d. “Agenzia di Rosarno” ovvero la propria ditta individuale e la GETRAL, impegnate nel campo della gestione e mediazione del trasporto merci su gomma per conto terzi in regime di sostanziale monopolio a Rosarno e zone limitrofe, con poteri di rappresentanza per conto di PESCE Marcello con altri membri della cosca e/o con appartenenti ad altri sodalizi criminali in caso di controversie sorte per ragioni di concorrenza; curava la latitanza di PESCE Marcello guidando il gruppo di soggetti costituenti la cerchia di uomini a diretto contatto con il ricercato, di cui facevano parte, oltre a lui, anche PESCE Rocco, GARUZZO Carmelo, STILO Bruno, MANGIARUGA Michelino, MESSINA Roccaldo, RASO Michelangelo, PENSABENE Santo (nonché FIGLIUZZI Salvatore e FIGLIUZZI Pasquale arrestati in flagranza di reato). Unitamente ad ELIA Giosafatte Giuseppe e PESCE Rocco, gestiva il settore del traffico di stupefacenti;
  • GARRUZZO Carmelo, partecipe della cosca PESCE, quale “uomo fidato” di SCORDINO Filippo e PESCE Rocco, fedelissimo di PESCE Marcello di cui gestiva la latitanza procurandogli gli incontri con i prossimi congiunti, occupandosi di organizzarne e gestirne gli spostamenti, veicolandogli le informazioni che gli consentivano di continuare a gestire la cosca, in particolare quelle da e per SCORDINO Filippo e PESCE Rocco, procurandogli alloggi sicuri a Rosarno. Più in generale, forniva un costante contributo per la vita dell’associazione mettendosi a completa disposizione degli interessi del sodalizio;
  • STILO Bruno, partecipe della cosca PESCE, quale “uomo fidato” di SCORDINO Filippo e PESCE Rocco, fedelissimo di PESCE Marcello di cui contribuiva a favorire la latitanza cooperando con gli altri sodali negli spostamenti del latitante, facendo da staffetta e procurandogli alloggi sicuri a Rosarno. Eseguiva le direttive di SCORDINO Filippo e PESCE Rocco; cooperava alla gestione del mercato del trasporto merci su gomma, collaborava alla gestione della GeTRAL e della società S&T LOGISTIC SRL; prestava assistenza ai sodali in difficoltà come FIGLIUZZI Salvatore – a cui contribuiva a trovare una casa fuori dal comune di Rosarno dove essere collocato agli arresti domiciliari – e FIGLIUZZI Pasquale – a cui contribuiva a trovare lavoro presso la GeTRAL. Più in generale, forniva un costante contributo per la vita dell’associazione mettendosi a completa disposizione degli interessi del sodalizio;
  • ARMELI Rosario, partecipe della cosca PESCE, si metteva a disposizione sé stesso e la ditta TRANS LOG a lui intestata, avente ad oggetto il trasporto di merci, per consentire agli affiliati, tra i quali SCORDINO Filippo e quindi PESCE Marcello, di operare nel mercato dei trasporti merci su gomma per conto terzi, senza figurarvi ufficialmente, in modo da mettere al riparo il patrimonio della cosca da eventuali possibili provvedimenti di sequestro dell’Autorità Giudiziaria. Più in generale, forniva un costante contributo per la vita dell’associazione mettendosi a completa disposizione degli interessi del sodalizio;

(Articolazione facente capo a PESCE Vincenzo “u pacciu”)

  • PESCE Savino, ricopriva il ruolo di direzione e capo dell’articolazione della cosca PESCE che si riconosce nella figura del padre PESCE Vincenzo classe 1959, con compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni da compiere, degli obiettivi da perseguire, delle attività economiche da avviare ed attraverso le quali riciclare il denaro e le altre utilità provento delle dette azioni delittuose. Assieme al fratello Antonino classe1992, impartiva ordini e direttive alla cosca, facendo leva proprio sullo spessore criminale del padre, riconosciuto dagli altri esponenti di vertice della cosca quali PESCE Marcello e PESCE Antonino classe 1982, con i quali trattava alla pari la ripartizione delle zone d’influenza e dei proventi del mercato del trasporto merci su gomma per conto terzi. Curava il settore del narcotraffico internazionale per conto del ramo della cosca che faceva riferimento al padre Vincenzo;
  • PESCE Antonino classe 1992 con il ruolo di direzione e capo del ramo della cosca PESCE che si riconosce nella figura del padre PESCE Vincenzo classe 1959, con compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni da compiere, degli obiettivi da perseguire, delle attività economiche da avviare ed attraverso cui riciclare il denaro e le altre utilità provento delle dette azioni delittuose. Assieme al fratello Savino classe 1989, impartiva ordini e direttive alla cosca, facendo leva proprio sullo spessore criminale del padre, riconosciuto dagli altri esponenti di vertice della cosca quali PESCE Marcello e PESCE Antonino cl 82, con i quali trattava alla pari la ripartizione delle zone d’influenza e dei proventi del mercato del trasporto merci su gomma per conto terzi;
  • RASO Michelangelo, quale partecipe della cosca PESCE, uomo di fiducia dei fratelli PESCE Savino classe 1989 e PESCE Antonino classe 1992 – figli di PESCE Vincenzo classe 1959 “U pacciu”- nel settore del trasporto merci su gomma, gestiva per loro conto un camion e ne consegnava i proventi direttamente a loro od alla loro madre, consentendo così che operassero nel mercato dei trasporti merci su gomma per conto terzi senza figurarvi ufficialmente in modo da mettere al riparo il patrimonio della cosca da eventuali possibili provvedimenti ablativi dell’Autorità Giudiziaria. Inoltre collaborava alla gestione della latitanza di PESCE Marcello partecipando ai suoi spostamenti da e verso Rosarno.

Inoltre, PESCE Antonino classe 1992 e PESCE Savino classe 1989 sono accusati di illecita concorrenza in concorso aggravata perché costringevano, con ripetute minacce, NICOLACI Giuseppe a non effettuare il trasporto dei kiwi gialli prodotti da una ditta di Rosarno, al fine di farlo eseguire a RASO Michelangelo che gestiva in maniera occulta un camion a loro riconducibile.

Nel provvedimento di fermo è stata, altresì, contestata, a vario titolo, agli indagati PESCE Marcello, PESCE Rocco, SCORDINO Filippo, STILO Bruno, una serie di delitti di intestazione fittizia di beni in relazione alle società sottoposte a sequestro.

MANGIARUGA Michelino è ritenuto presunto responsabile, in concorso con altri soggetti, di favoreggiamento aggravato dal metodo mafioso, in quanto aiutava PESCE Marcello a sottrarsi all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa a suo carico in data 20.5.2010 dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria.

Le indagini finalizzate alla cattura del latitante, partite dall’osservazione dei suoi più stretti congiunti come il figlio PESCE Rocco classe 1988, hanno consentito altresì di accertare che il menzionato rampollo dei Pesce avrebbe preso parte attiva ad un’organizzazione dedita al traffico illecito di sostanze stupefacenti.

È stato possibile far luce su una serie di cessioni di droga riconducibili ad una rete di narcotrafficanti operanti in prevalenza sul territorio di Cosenza, Rosarno e nella provincia di Catania.

La base di partenza delle indagini era rappresentata dall’osservazione di due luoghi strategici per il gruppo criminale investigato, ovvero il predetto centro scommesse e l’azienda agricola “Le tre stagioni” all’interno della quale, in data 25 febbraio 2016, è stato effettuato anche un sequestro di droga (quattro chilogrammi di sostanza stupefacente del tipo marijuana) riferibile con certezza proprio a Rocco Pesce ed al suo gruppo da cui emergevano, anche evidenti cointeressenze tra le attività del predetto indagato e soggetti del vibonese.

Altro sequestro è stato effettuato in data 08.02.2015, allorché, agli imbarcaderi di Villa San Giovanni (RC), veniva controllato un camion con semirimorchio dove erano stati abilmente occultati 67 Kg di marijuana e 82.350,00 euro in banconote di vario taglio. Nella circostanza, veniva arrestato in flagranza di reato l’autista del mezzo, Orazio Giordano classe 1983 di Catania, che stava trasportando la droga verso la città etnea.

A PESCE Rocco, SCORDINO Filippo, ELIA Giosafatte Giuseppe, COPPOLA Consolato, FRANCAVILLA Pasquale – già detenuto – e CIMATO Antonio, viene contestato il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti sull’asse Rosarno (RC), Cosenza e Catania.

L’odierna operazione di polizia è finalizzata a colpire una delle più importanti articolazioni territoriali della ‘ndrangheta calabrese, ovvero la cosca Pesce, operante nella Piana di Gioia Tauro, in Italia e all’estero. Rilevante è da ritenersi – a parte i fermi eseguiti nei confronti di soggetti di vertice della cosca – anche il sequestro di un imponente patrimonio aziendale riconducibile alla famiglia di Marcello Pesce, che comprende 8 società ed una consistente flotta di mezzi di notevole valore commerciale (trattori stradali, rimorchi e semirimorchi).

All’esecuzione di una parte delle perquisizioni hanno collaborato le Squadre Mobili delle Questure di Ferrara e Forlì-Cesena, dove hanno sede alcune società o filiali sottoposte a sequestro. Sono state infine eseguite perquisizioni finalizzate alla ricerca di cose o tracce pertinenti ai reati per cui si procede.

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