domenica 22 aprile 2018 08:24
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Festival MigrArtes: stasera al Cilea lo spettacolo sui 22 anni di ingiusta detenzione di Giuseppe Gulotta

Dopo il sold out del Miramare per  il Carmen Souza Trio, stasera alle ore 21 il Festival MigrArtes si sposta al Teatro Cilea per la nuova replica cittadina di “Come un granello di sabbia – Giuseppe Gulotta, storia di un innocente”. Lo spettacolo di Mana Chuma Teatro torna in città dopo il successo ottenuto alla prima nell’ottobre 2015, il secondo posto al Premio IN-BOX Blu 2016, la tournée nazionale e le matinée con oltre 500 studenti delle superiori reggine. Ancora una volta protagonista sarà Giuseppe Gulotta, vittima di uno degli errori giudiziari più clamorosi della storia italiana, presente per testimoniare il suo calvario giudiziario al termine dello spettacolo.

A diciotto anni Giuseppe Gulotta, giovane muratore con una vita come tante, viene arrestato e costretto a confessare l’omicidio di due carabinieri ad Alkamar, una piccola caserma in provincia di Trapani. Il delitto nasconde un mistero indicibile: servizi segreti e uomini dello Stato che trattano con gruppi neofascisti, traffici di armi e droga. Per far calare il silenzio serve un capro espiatorio, uno qualsiasi. Per questo Gulotta ha vissuto 22 anni in carcere da innocente e 36 di calvario con la giustizia. Non è mai fuggito, ha lottato a testa alta, restando lì come un granello di sabbia all’interno di un enorme ingranaggio. Fino al decimo processo di revisione, ostinatamente cercato e ottenuto, che lo ha definitivamente riabilitato.

La data scelta per la replica reggina, che coincide con la festività di San Giorgio, patrono della città, è stata concordata con l’Amministrazione Comunale che interverrà a margine dello spettacolo per annunciare l’avvio dell’iter per il conferimento della cittadinanza onoraria a Gulotta. Un gesto simbolico e concreto a sottolineare il forte rapporto che lega Gulotta a Reggio, luogo in cui la sua lunghissima odissea ha trovato finalmente giustizia con l’ultimo processo di revisione.

«Per quello che Giuseppe Gulotta ha vissuto ma anche per le altre vittime della vicenda, affrontare questi avvenimenti sulle tavole di un palcoscenico pone di fronte ad una grande responsabilità – sottolineano gli autori dello spettacolo, Salvatore Arena e Massimo Barilla – La responsabilità di non tacere l’incredibile vicenda legale, la lunghissima serie di omissioni, errori, leggerezze, falsificazioni, palesi violazioni della legge che oggi ci fanno definire questa vicenda come una vera e propria frode giudiziaria. La responsabilità di non dimenticare il contesto e gli interessi in campo che generano il dramma. Ma principalmente la responsabilità di declinare la drammaturgia attraverso la vicenda umana di Giuseppe (ma anche di Salvatore e Carmine, le due vittime della strage, o di Giovanni, Vincenzo e Gaetano, gli altri capri espiatori designati) rendendo giustizia alla sua dimensione personale, quella di una vita quasi interamente sottratta per ragioni inconfessabili. Provare a innescare un processo di identificazione, pur senza aver attraversato quello che lui ha attraversato, senza aver sofferto quello che lui ha sofferto con un incredibile senso di dignità e consapevolezza. Provare a compiere questo corto circuito narrativo riuscendo a sottrarsi a qualsiasi intento retorico».

In “Come un granello di sabbia” la voce di Giuseppe Gulotta, interpretato da Salvatore Arena, ci attira in questo vortice raccontando, come trovasse per la prima volta qualcuno disposto ad ascoltare, la gioventù interrotta, l’arresto, le torture, i colpevoli silenzi, i pregiudizi, ma anche l’irriducibile cocciuta speranza in una restituzione finale della propria umile e alta identità. Lo fa alternandosi a voci secondarie, ma necessarie: un vicequestore illuminato schiacciato anche lui dall’ingranaggio, l’ufficiale dell’arma regista occulto delle torture (un Kurz rovesciato, lucido e per nulla tormentato), la moglie Michela, i genitori. Ogni voce, ogni episodio del vortice, trova il proprio luogo all’interno della scenografia, leggera e opprimente a un tempo, di Aldo Zucco, capace di diventare multiforme nei suoi pochi, ma importanti segni. Le musiche originali di Luigi Polimeni, contrappunto ritmico ed emozionale al racconto, diventano esse stesse drammaturgia, sostenendo lo scorrere inesorabile della storia in tutte le sue partiture emotive.

Lo spettacolo, coprodotto da Mana Chuma Teatro, Fondazione Horcynus Orca, Horcynus Festival 2015, in collaborazione con La.P.E.C. e Giusto Processo, con il sostegno di Comune di Reggio Calabria, Provincia di Reggio Calabria e Comune Di Bova, si avvale della consulenza storica di Giuseppe Gulotta e Nicola Biondo, autori di Alkamar – la mia vita in carcere da innocente (Chiarelettere).

Il festival MigrArtes, a cura di Fondazione Horcynus Orca, Mana Chuma Teatro, Associazione Soledad e Teatro Le Rane, è finanziato dall’intervento “Creazione del Distretto culturale e relativa programmazione e organizzazione di eventi di rilevanza nazionale e internazionale” – PISU di Reggio Calabria POR FESR 2007-2013 – PAC Calabria 2007-2013.

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