giovedì 26 aprile 2018 07:21
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Reggio Calabria Aula bunker

Processo Meta. In Appello pene pesanti mitigate dalla continuazione: un solo assolto

Reggio Calabria. La Corte d’Appello di Reggio Calabria, Antonino Giacobello presidente, dopo 3 giorni di camera di consiglio, nel tardo pomeriggio di oggi in aula bunker ha letto il dispositivo della sentenza del processo Meta. Termina così l’appello scaturito dal processo di primo grado celebrato con rito ordinario, che aveva visto il collegio del Tribunale presieduto da Silvana Grasso, De Pascale e Sapone a latere, il 7 maggio del 2014, infliggere pene per complessivi 262 anni di reclusione.
Il processo era scaturito dall’omonima operazione, condotta dai Carabinieri del Ros di Reggio Calabria nel giugno 2010, che avevano eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del capoluogo, su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia, nei confronti di 42 affiliati (più 30 indagati) alle più importanti cosche ‘ndranghetiste del capoluogo e dei comuni limitrofi, indagati a vario titolo per associazione mafiosa, procurata inosservanza della pena, favoreggiamento personale, turbata libertà degli incanti, trasferimento fraudolento di valori, estorsione ed altri delitti, aggravati dall’art. 7 L. n. 203/91 (modalità o finalità mafiose).
La Corte di Appello da un lato ha inflitto pene pesanti, fino a 27 anni di reclusione per Giuseppe Carlo De Stefano, ma sia per lui che per altri imputati ha riconosciuto la continuazione con fatti già giudicati, il che significa che gli imputati che hanno ottenuto il riconoscimento della continuazione hanno già scontato una buona parte della pena. Nel caso di De Stefano, inoltre, il riconoscimento della continuazione evita che la pena complessiva venga commutata in ergastolo.
Unico assolto è Stefano Vitale, difeso dall’avvocato Francesco Calabrese. Significativo sconto di pena (21 anni in primo grado) per Antonino Imerti, difeso anch’egli dall’avvocato Francesco Calabrese (che difende anche Pasquale Condello, Giovanni Tegano, Domenico Condello, Domenico Passalacqua e Natale Buda), per il quale la Corte d’Appello ha dichiarato il non doversi procedere in ordine a un capo di imputazione in assenza di revoca della sentenza di non luogo a procedere emessa dal gup del Tribunale di Reggio Calabria il 27 febbraio 2007, limitatamente al periodo compreso da il 12 dicembre 2005 e il 27 febbraio 2007; e ha così rideterminato la pena, con riferimento al residuo periodo di contestazione, e un altro capo di imputazione, in 14 anni.

Di seguito la decisione dei giudici della Corte d’Appello:

  • Cosimo Alvaro, 8 anni di reclusione e 1700 euro di multa (in primo grado 17 anni 9 mesi e 10 giorni);
  • Carmelo Barbieri, non doversi procedere per prescrizione del reato (in primo grado 3 anni);
  • Pasquale Bertuca, riconosciuta la continuazione, 21 anni di reclusione (in primo grado 23 anni);
  • Natale Buda, riconosciuta la continuazione, 14 anni di reclusione (in primo grado 13 anni);
  • Domenico Condello, 20 anni di reclusione (riconosciuta la continuazione, in primo grado 23 anni);
  • Pasquale Condello, conferma della pena a 20 anni di reclusione inflitta in primo grado;
  • Umberto Francesco Creazzo, 8 anni di reclusione (in primo grado 16 anni);
  • Antonino Crisalli, 4 anni e 3 mesi di reclusione e 1200 euro di multa (in primo grado 6 anni e 1500 euro di multa);
  • Giuseppe Carlo De Stefano, riconosciuta la continuazione, 27 anni di reclusione (in primo grado 27 anni);
  • Antonio Giustra, 2 anni e 3 mesi di reclusione (in primo grado 3 anni e 6 mesi);
  • Antonino Imerti 14 anni di reclusione (in primo grado 21 anni);
  • Pasquale Libri, riconosciuta la continuazione, 21 anni di reclusione (in primo grado 20 anni);
  • Rocco Palermo, 3 anni e 4 mesi di reclusione (in primo grado 4 anni e 6 mesi);
  • Domenico Passalacqua, 11 anni di reclusione (16 anni in primo grado);
  • Giovanni Domenico Rugolino, riconosciuta la continuazione, 18 anni di reclusione (in primo grado 18 anni e 4 mesi);
  • Giovanni Tegano, conferma della pena a 20 anni di reclusione inflitta in primo grado;
  • Stefano Vitale, assolto per non aver commesso il fatto (10 anni in primo grado).

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