domenica 22 aprile 2018 08:28
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Operazione Eracle: i dettagli sui 15 fermi di Carabinieri e Polizia – nomi foto e video

Reggio Calabria. Nelle prime ore di oggi 27 aprile 2017 militari del Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria e personale della Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria hanno dato esecuzione a 15 provvedimenti di fermo di indiziato di delitto, emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nei confronti di altrettanti indagati appartenenti, a vario titolo, alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale attigua alle cosche “Condello” di Archi  e “Stillitano” di Vito, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso (art. 416 bis c.p.), porto e detenzione di armi da guerra e comuni da sparo (artt. 10, 12 e 14 Legge 497/74), estorsione (art. 629 c.p.), rapina (art.628 c.p.), associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti (art.74 DPR 309/1990), intestazione fittizia di beni (art. 12 quinquies Legge 306/1992), maltrattamento di animali (art.544 – ter c.p.), con l’aggravante del metodo mafioso (art. 7 Legge 203/91). Gli individui colpiti dal provvedimento menzionato sono:

  1. BAIONE Luciano, nato a Reggio Calabria il 04.02.1990;
  2. BARBARO Francesco, nato a Melito di P.S: il 02.11.1994;
  3. BARCELLA Enrico Giovanni, nato a Reggio Calabria il 05.08.1976;
  4. FALDUTO Salvatore, nato a Villa S. Giovanni il 10.09.1964;
  5. FERRANTE Francesco, nato a Reggio Calabria il 07.02.1973;
  6. MINUTOLO Fabio Vittorio, nato a Reggio Calabria il 09.07.1978;
  7. MORELLI Andrea, nato a Reggio Calabria il 06.09.1982;
  8. MORELLI Cosimo, nato a Reggio Calabria il 27.05.1980;
  9. MORELLI Fabio, nato a Melito Porto Salvo il 19.04.1988;
  10. NUCERA Domenico, nato a Reggio Calabria il 01.06.1981;
  11. SALADINO Antonino, nato a Reggio Calabria il 09.06.1987
  12. CACCAMO Fabio, nato a Melito di Porto Salvo (R.C.) il 31.7.1979;
  13. CUTRUPI Basilio, nato a Reggio Calabri il 7.5.1986;
  14. PANETTA Michele, nato a Reggio Calabria il 3.7.1986;
  15. PECORA Giuseppe Emanuele, nato a Reggio Calabria il 5.1.1985.

L’indagine, convenzionalmente denominata “Eracle” e sviluppatasi dal maggio 2015 al dicembre 2016, trae origine dalla necessità, avvertita da questa Procura della Repubblica, di contrastare la serie di reiterate aggressioni, risse ed intimidazioni che hanno funestato le recenti estati reggine, turbando la serena e la libera frequentazione serale dei locali d’intrattenimento (specie quelli stagionali avviati sul lungomare cittadino).
Si è trattato di una serie di episodi che hanno visto per protagonisti giovani leve della ndrangheta reggina che, evocando la loro appartenenza a storici casati della ‘Ndrangheta originaria del quartiere di Archi, hanno inteso proporsi quale gruppo dominante della scena serale e notturna della città, intimidendo o aggredendo chiunque non riconoscesse loro siffatto ruolo.
L’attività d’indagine ha consentito di accertare come esponenti di primo piano della “cosca Condello” avessero assunto la gestione monopolistica dei servizi di “Buttafuori” presso i principali locali d’intrattenimento serale e notturno della città di Reggio Calabria.
Gli indagati, attraverso la gestione di tale servizio, non solo traevano il profitto conseguente al suo esercizio monopolistico ma lo sfruttavano anche quale volano del metodo intimidatorio, caratterizzante l’operato della ‘Ndrangheta, sino al punto da ferire a colpi d’arma da fuoco, a distanza di alcune ore e dopo averlo ricercato per la città, un avventore di un locale che aveva messo in discussione la loro autorità criminale (vicenda ferimento Andrea Facciolo, occorso alle prime luci dell’alba del 29 agosto 2015 nei pressi del Bar denominato “Snoopy”).
(Per tale specifica vicenda l’attività d’indagine veniva svolta da personale della Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria)
Con lo sviluppo delle investigazioni, è stato accertato come, sfruttando la gestione capillare del servizio di buttafuori, alcuni sodali avessero avviato un fiorente traffico di sostanze stupefacenti (cocaina e marijuana) strutturando una stabile organizzazione criminale, caratterizzata da una ramificata vendita al dettaglio, operante sia nei locali notturni, in cui si erano infiltrati grazie alla predetta gestione del servizio di buttafuori che in alcuni punti della città.
E’ stato, poi, accertato come taluni protagonisti di tali dinamiche criminali, fossero anche autori di inquietanti, specifici episodi di estorsione, rapina ed altri reati che hanno minato la serenità ed il tranquillo vivere civile della popolazione cittadina.
L’indagine, infatti, ha consentito di disarticolare la dirigenza di un numeroso e pericoloso sottogruppo criminale, inserito nella “cosca Rugolino” ed avente come base operativa il quartiere di Arghillà, con a capo i fratelli Cosimo, Fabio ed Andrea Morelli. Il sottogruppo operava nel settore dei furti di autovetture, nelle abitazioni ed altri reati predatori (scippi), nel traffico di stupefacenti; lo stesso era dotato di una ingente disponibilità di armi da fuoco che lo aveva reso punto di riferimento anche per altre compagini criminali della zona.
Lo stringente monitoraggio degli indagati e la volontà di approfondire la preoccupante diffusione di armi da fuoco tra i soggetti intercettati, ha consentito sia di individuare ulteriori esponenti della “cosca Stillitano” (i cui vertici erano stati tratti in arresto nell’ambito dell’indagine cd. “Sistema Reggio”) che di identificare individui alcuni fornitori di armi e munizionamento in favore di esponenti delle cosche cittadine.

RUOLO DEL NUCERA DOMENICO
L’indagine muoveva i primi passi dal monitoraggio di Domenico Nucera, presenza assidua della pizzeria “Mirablù”, ubicata nel centro città.
L’intuizione investigativa di questa Procura della Repubblica si dimostrava, da subito, premiante poiché permetteva di riscontrare in primo luogo un’effettiva intestazione fittizia della citata pizzeria “Mirablù”, luogo di ritrovo per numerosi esponenti dello schieramento Condelliano, formalmente intestata a Natale Antonio Canale e di fatto gestita da Domenico Nucera, compagno della figliastra del Canale.
Il Nucera intratteneva buoni rapporti di amicizia con Domenico Tegano, figlio del boss Pasquale Tegano, che sovente veniva notato presso i locali della pizzeria nonché sull’autovettura in uso al Nucera stesso, palesando un indubbia commistione tra i membri di cosche storicamente contrapposte.

RAPINA AL “CENTER STOCK”
Le attività tecniche poste in essere permettevano di rilevare come gli associati avessero una reale e concreta disponibilità di armi come acclarato il 19.12.2016 in occasione di una rapina perpetrata da Bruno Magazzù presso il “Center Stock” sito su Viale Calabria.
Nell’immediatezza dei fatti veniva tratto in arresto il Magazzù e recuperata la somma di 31.940,00 euro mentre il suo complice riusciva a darsi alla fuga con parte della refurtiva.
Nel corso dell’indagine si riusciva si comprendeva che il Nucera ed il Ferrante avessero piena consapevolezza di quanto occorso. Gli stessi, inoltre, provvedevano al sostentamento della famiglia del Magazzù ristretto in carcere.

PROCACCIAMENTO DI ARMI DA FUOCO
L’addetto al reperimento e al procacciamento delle armi per l’associazione era Vincenzo FERRANTE che, tramite Francesco BARBARO o Cosimo MORELLI alias “Cocò”, si adoperava alla sostituzione o all’acquisto delle armi in possesso agli associati sotto la supervisione del NUCERA Domenico.
In diverse conversazioni intercettate il NUCERA invitava il FERRANTE a prodigarsi per il procacciamento di nuove armi per “lavorare” ed il FERRANTE riferiva al BARBARO “qualsiasi cosa capita, pure mitragliette..”.
Il FERRANTE rassicurava il BARBARO asserendo che aveva la disponibilità di denaro contante in quanto gli sarebbe bastato recarsi ad Archi a prendere il denaro necessario definendo pertanto una materiale assistenza economica delle famiglie “Arcote” al contesto associativo in essere.

L’ATTIVITÀ DI GUARDIANIA AI LOCALI MEDIANTE “BUTTAFUORI”
Il controllo del territorio da parte del NUCERA e dei suoi consociati si traduceva anche nell’impiego di alcuni individui nell’attività di “buttafuori” presso alcuni locali della città di Reggio Calabria.
Il contesto “Buttafuori” deve intendersi come propria espressione della ‘ndrangheta sul territorio; il NUCERA, con l’ausilio di alcuni dei ragazzi che, per suo conto, effettuavano il predetto irregolare servizio, a seguito di un litigio iniziato presso il lido “Ni’u”, si rendeva responsabile del ferimento a colpi d’arma da fuoco di un incensurato di Reggio Calabria, occorso alle prime luci dell’alba del 29 agosto 2015 nei pressi del Bar denominato “Snoopy”.
(Per tale ferimento l’attività d’indagine veniva svolta da personale della Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria)

CORSE CLANDESTINE DI CAVALLI
Il Nucera, inoltre, si mostrava un assiduo frequentatore di un ricovero per equini, attribuibile alla famiglia CONDELLO, per il conto della quale “scuderia” effettuava ripetutamente corse clandestine sullo scorrimento veloce Gallico-Gambarie. Lo stesso impartiva anche disposizioni sui farmaci da somministrare ai cavalli per migliorarne le prestazioni.

GLI “STILLITANO”
Il proseguo dell’attività investigativa consentiva di far luce sulla figura di Vincenzo FERRANTE che, in un primo momento, operava alle dipendenze del NUCERA e successivamente, ritrovata la sintonia criminale con lo zio Domenico STILLITTANO, iniziava ad operare per conto del congiunto.
L’avvicinamento allo “Zio Mico” e quindi l’interessamento del FERRANTE per il sostentamento economico della famiglia del predetto, provocava degli inasprimenti nel rapporto che lo stesso aveva con i germani Cosimo e Andrea MORELLI, operanti nel territorio di Arghillà.
A seguito degli insoddisfacenti rapporti tra Vincenzo e i predetti germani, in particolare “Cocò”, il FERRANTE chiedeva ausilio a Salvatore FALDUTO, storico affiliato della famiglia STILLITTANO dimorante proprio ad Arghillà, il quale si intrometteva per distendere la situazione indottrinando FERRANTE sul forte legame tra lo “Zio Mico” e i fratelli, in particolare Andrea, con il quale aveva condiviso un periodo di detenzione nonché sul placet mafioso delle cosche di riferimento.
I malumori del FERRANTE si inasprivano il 29.08.2016 in occasione del furto di un’autovettura di proprietà di VAZZANA Andrea Gianpaolo, cugino di VAZZANA Andrea, storicamente affiliato alla famiglia di Pasquale CONDELLO alias “il Supremo”.
A seguito del predetto furto il NUCERA, tramite Salvatore FALDUTO, interpellava Cosimo MORELLI alias “Cocò” per riottenere l’autovettura; il FERRANTE, autonomamente, si inseriva nella vicenda e, recandosi presso l’abitazione del MORELLI, innescava con lo stesso un’accesa discussione tanto da esternare propositi omicidiari nei suoi confronti.
Nella medesima giornata FERRANTE si rivolge anche a BARCELLA Enrico Giovanni, dipendente della ditta edile intestata alla moglie di FERRANTE Francesco, per avere le armi della “famiglia” custodite, millantando con lo stesso l’avallo del fratello Francesco, senza ottenere però risultato.
Il NUCERA, temendo che la situazione potesse degenerare, interloquiva prima con il MORELLI e successivamente con il FERRANTE Francesco, fratello di Vincenzo, riuscendo a ricomporre il dissidio creatosi.

I MORELLI
L’attività d’indagine consentiva, inoltre, di acclarare il ruolo di interlocutore privilegiato che i fratelli MORELLI (Cosimo, Andrea e Fabio) avevano assunto nel contesto delinquenziale reggino. Gli stessi, oltre all’approvvigionamento di armi per conto dei loro referenti, potevano contare su un corposo numero di loro fiancheggiatori che si sono resi protagonisti, di reati predatori in diverse zone della città. Un esempio di tale loro capacità criminale si aveva con l’episodio del furto dell’autovettura di VAZZANA Andrea Gianpaolo del 29.08.2016.

IL TRAFFICO E LA DETENZIONE AI FINI DI SPACCIO DI SOSTANZE STUPEFACENTI
L’indagine permetteva di individuare un’attività di spaccio posta in essere nella zona di Viale Manfroce – Ponte della Libertà e gestita principalmente da Vincenzo FERRANTE che si avvaleva della collaborazione di fidati collaboratori quali SALADINO Antonino e MAGAZZU’ Giovanni.
Le intercettazioni poste in essere portavano alla luce il canale del FERRANTE per l’acquisto ed il taglio della sostanza stupefacente da smerciare, individuato per l’appunto in PUGLISI Fabio, addetto tra l’altro alla custodia della “bianca” da consegnare a Vincenzo.
Il 18.05.2016 il SALADINO Antonino veniva trovato in possesso di 9 grammi di sostanza stupefacente del tipo marijuana.
Il 18.06.2016, invece, a seguito di perquisizione domiciliare presso l’abitazione di PUGLISI Fabio, venivano rinvenuti gr.18,133 di cocaina e gr.282,238 di marijuana, Nel corso della perquisizione venivano altresì rinvenute compresse di “Mylicon” utilizzate per il taglio della sostanza stupefacente.

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