venerdì 20 aprile 2018 22:15
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Arghillà nord. Un mondo di mondi: “Senza un’analisi corretta si continuerà a realizzare progetti di mantenimento del ghetto”

Reggio Calabria. Concentrare la povertà nelle periferie cittadine è stata per decenni una politica abitativa fallimentare, con conseguenze ben visibili in diverse città d’Italia e del mondo. Arghillá nord è l’esempio più visibile, ma non l’unico in città, delle dinamiche che le scienze sociali hanno fatto rientrare all’interno del cosiddetto “effetto concentrazione”. Ciò che stupisce è che attualmente le analisi politiche e del settore su Arghillá non sembrano vogliano prendere in considerazione questo fondamentale elemento. Le analisi delle scienze sociali offrono un quadro entro il quale può essere inserita la questione sociale di Arghillá nord.
Secondo la letteratura scientifica degli ultimi 20-30 anni sul tema dei quartieri sensibili, si comprende che Arghillà nord rappresenta uno dei tanti “ghetti” di alloggi popolari realizzati dalla politica dell’edilizia residenziale pubblica in Calabria, in Italia e nel resto del mondo. Molte ricerche (Wilson W.J., The truly Disadvantaged, The Inner City, The Underclass, and Public Policy, Chicago, University of Chicago press, 1987; Wilson W.J. (a cura di), The Ghetto Underclass. Social Science Perspectives, Londra: Sage, 1993; M. Magatti, La città Abbandonata , Il Mulino , Bologna 2007; F. Zajczy, B. Borlini, F. Memo, F. Mugnano, Quartieri periferici tra incertezza e trasformazione, Bruno Mondadori, Milano, 2005; E. Pugliese (a cura) Oltre le vele. Rapporto su Scampia, Fridericiana Editrice Universitaria, Napoli, 1999; AAVV, I rom e l’abitare interculturale, FrancoAngeli 2009 ) hanno evidenziato in modo chiaro che gli insediamenti abitativi dove si concentra un’alta percentuale (superiore al 40%) di famiglie che hanno un reddito di povertà costituiscono strutturalmente un tessuto socio-relazionale con un basso capitale sociale e per questo sono spazi di esclusione.
La scienza sociale descrive questi luoghi come territori nei quali, a causa della loro struttura socio-relazionale, le persone che vi abitano non riescono ad avere accesso alle risorse sociali ed economiche che offre il resto della città. Pertanto, in questi territori strutturalmente deboli, accanto all’emarginazione, si sviluppano dinamiche di devianza e di degrado, sfruttate dalla malavita organizzata per i propri scopi criminali. Dalle ricerche scientifiche e dal contesto sociale di Arghillá si può dedurre come la vera causa che ha reso Arghillà nord un “ghetto urbano”, sia la sua debole struttura che riunisce in un luogo delimitato un gran numero di famiglie povere. La condizione di ghetto non è quindi determinata dagli abitanti, ma dalla struttura fisica e relazionale dell’insediamento, che è stata prodotta dalla scelta politica di costruire in un luogo 1000 alloggi popolari. Definire “ghetto” questo insediamento non è in alcun modo offensivo per i suoi abitanti, perché questa definizione non si riferisce a loro, ma alla “gabbia sociale ” nella quale si trovano.
Per i ghetti urbani come Arghillà nord, la soluzione principale evidenziata dalle Scienze sociali è il modello della “mixitè”, ossia territori con tipologie di alloggi diversi, dove non si concentrano famiglie povere ma vi abitano famiglie con redditi e storia sociale diversificati. I territori con una mixitè sociale hanno una struttura socio-relazionale che ha un buon capitale sociale, il quale favorisce la partecipazione e l’inclusione sociale, permettendo l’accesso alle risorse socio economiche offerte dalla città e una maggiore consapevolezza di rivendicazione sociale. Quest’analisi descrive la causa e propone una soluzione, trovando una dimostrazione concreta e diretta nella stessa Arghillà. Nel confronto tra i due insediamenti abitativi esistenti infatti, quello a nord con quello a sud, si evidenziano gli effetti differenti dovuti ad una maggiore distribuzione sociale. Nell’insediamento di Arghillà sud, a differenza di quello collocato a nord, si può constatare una struttura di mixitè sociale, con residenze e redditi maggiormente diversificati. La struttura di mixitè ha garantito in questo insediamento una buona rete socio-relazionale e un discreto capitale sociale, consentendo la nascita di un territorio inclusivo e quindi lo sviluppo di associazioni e attività sociali ed economiche. Al contrario nell’insediamento di Arghillà nord il maggiore concentramento di molte famiglie povere ha formato un territorio di esclusione sociale. Sulla base delle ricerche scientifiche e delle esperienze concrete, il ghetto di Arghillà nord potrá essere superato realizzando gradualmente una struttura di mixitè sociale. Una possibile concretizzazione potrebbe essere il trasferimento di una buona parte degli abitanti di Arghillá nord in altri quartieri, come già molte famiglie richiedono. Si potrebbe inoltre proporre la residenza per famiglie con un reddito medio.
L’altra possibilità potrebbe essere quella di dismettere l’intera struttura ghetto, convertendo e vendendo gli alloggi e dislocando tutti gli abitanti in altri quartieri della città. Per realizzare progetti di questo tipo alcuni comuni hanno presentato delle proposte con il Bando nazionale Periferie scaduto il 30 agosto 2016; ma altre possibilità finanziarie si potrebbero attivare se ci fosse la volontà politica. Purtroppo negli ultimi vent’anni le Amministrazioni comunali hanno affrontato la questione sociale di Arghillà nord seguendo delle analisi discutibili, che individuano gli effetti e non la causa del problema. La prima analisi è stata quella della mancanza di opere di urbanizzazione primarie e secondarie, come causa di degrado ed esclusione sociale. L’adozione di quest’analisi ha portato il Comune a realizzare nel corso degli anni una serie di progetti, spendendo diversi milioni di euro, senza produrre alcun risultato utile per superare la situazione di esclusione sociale e povertà di molti abitanti. Mentre si realizzavano questi progetti il Comune continuava ad autorizzare l’Aterp alla costruzione di nuovi comparti di alloggi popolari nell’area di Arghillà nord, che avrebbero ampliato ulteriormente il ghetto esistente.
Questo accade quando non c’é interesse nell’analizzare le cause delle questioni sociali. Nonostante 20 anni di insuccessi, su molti fronti sembra ancora prevalere un’altra analisi errata: quella su base etnica, secondo la quale la presenza di numerose famiglie rom sarebbe all’origine del contesto degradato di Arghillá nord. Un’analisi con contorni discriminatori che non distingue gli effetti della povertà da quelli relativi all’appartenenza di un’etnia. Fermo restando che il trasferimento ad Arghillá di molte famiglie povere di etnia rom è da biasimare per aver ancora una volta costretto quest’ultime a condizioni di vita pessime, tuttavia questo è un effetto della causa principale. Di dubbia utilità è anche la strada che sembra stia intraprendendo l’amministrazione comunale: la realizzazione di un progetto securitario che tenta di colpire l’effetto e non la causa dei problemi e per il quale si spenderanno circa 1,2 milioni di euro. Si auspica che la strada del confronto sia sempre aperta per cominciare a riflettere con serietà e non con la pancia sulla questione Arghillà nord.

Cristina Delfino
Giacomo Marino
Direttivo Un Mondo Di Mondi

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