sabato 21 aprile 2018 05:37
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L'incontro di Genti di Calabria

Genti di Calabria approda a Milano

Milano. La Calabria ed il Mondo visti con gli occhi dei calabresi, un atlante umano universale della Calabria che attraverso i volti parla del sud di casa nostra e dei tanti sud del mondo. Tutto questo e certamente anche moto di più è “Genti di Calabria”, un’iniziativa dedicata ai volti ed alle voci di una terra che avverte forte la necessità di raccontarsi in modo libero e spontaneo, lontana dai luoghi comuni. E dopo l’esordio tedesco a Colonia e i tanti tour itineranti in Italia, Genti di Calabria è approdato qualche giorno addietro anche a Milano, grazie alla partnership tra l’associazione Culturale Gaudium che ha ospitato l’evento e l’agenzia di Marketing di Pasquale De Masi. Presenti all’evento, oltre a Pasquale Addisi, presidente dell’Associazione Gaudium e Pino Bertelli e Francesco Mazza, autori del doppio lavoro fotografico e video, anche il giornalista Gianfranco Marino, Maurizio Rebuzzini docente di Storia della Fotografia all’Università di Calabria è un lavoro complesso che comprende una pubblicazione di circa duecento foto, una mostra itinerante di cinquanta stampe in esposizione in Italia ed all’estero e un docufilm con interviste e contenuti extra, si tratta di una vera rivoluzione culturale attraverso cui si intende presentare la Calabria non più attraverso le immagini dei luoghi ma attraverso le voci ed i volti della sua gente.
“Nella nostra fotografia di strada – spiega Pino Bertelli – vorremmo cogliere lo straordinario nell’ordinario, non c’interessano i personaggi ma le persone e non importa a quale livello sociale appartengano, ciascuno è stato fotografato fuori dalla cronaca del reportage e del ritratto sociologico. In questo lavoro – spiega poi Francesco Mazza – Bertelli ha fotografato senza alcun pregiudizio i calabresi, è nella sua natura, ed ecco allora uno spaccato inedito… (nella fotografia e nel cinema) i calabresi appaiono persone normali… ma non perché gli è stato chiesto di fingere, al contrario, perché non gli è stato imposto nulla! I calabresi dell’Atlante di Geografia Umana di Bertelli sono le genti che sono, tutte al medesimo livello siano essi imprenditori, tossicodipendenti, antropologi, raccoglitori di bergamotto, collaboratori di giustizia, e sono calabresi ma potrebbero essere di qualsiasi altro sud del mondo… sono universali perché sono persone… un uomo una donna, un bambino devono continuare a rimanere tali, sempre ad ogni latitudine, la loro dignità non può essere calpestata mai specialmente se sono persone oneste come la stragrande maggioranza dei calabresi.
Ciò che più ci preme è lavorare sull’immaginario del vero, raccontare l’uomo o la donna non per quello che si vedono ma per quello che sono. Nel pensare questo lavoro – prosegue Francesco – ci siamo convinti di come tutti abbiano diritto alla bellezza, ci siamo convinti che la bellezza è l’ultima fermata prima del paradiso in terra, la bellezza seppellirà tutti, ma con grazia. Con queste idee in testa – conclude Mazza – abbiamo creato quella che per noi è un’opera di fotografia sociale, la realizzazione di un’avventura culturale che ha preso forma anche grazie all’impegno di tanti passatori di confine o bracconieri di sogni, tanti volti che abbiamo incontrato in un lungo tour che ci sta portando in tutta Europa. Numerosi sono stati gli interventi del pubblico intervenuto che ha riconosciuto al progetto Genti di Calabria una valenza straordinaria, l’Atlante Umano dei calabresi e il docufilm “ I colori del cielo” sono gli strumenti che potranno far cambiare al mondo l’idea distorta che ha dei calabresi! Promuovere l’immagine della Calabria attraverso le persone e non i soliti stereotipi è forse il modo giusto per il cambiamento possibile? Genti di Calabria è un contenitore di considerazioni, di lamentele, di ipotesi che ruotano quotidianamente nella testa, di ogni calabrese… di quasi tutti i calabresi!
Quasi perché c’è ancora chi non pensa più ad un possibile cambiamento, c’è chi pensa che non sarà più possibile un’inversione di rotta, che non ci sarà più un sud visto e vissuto dal Sud ma rimarrà il sud visto dal nord che arranca verso un’improbabile modernità!

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