sabato 21 aprile 2018 11:13
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Lorenzo Gatto

Processo Deus alla cosca Crea di Rizziconi: l’arringa dell’avvocato Lorenzo Gatto

Palmi (Reggio Calabria). Battute conclusive nel processo Deus, in corso di svolgimento davanti al Tribunale di Palmi, presidente Laura Ascioti, giudici a latere Francesco Jacinto e Francesca Minniti, che vede tra i numerosi imputati, le figure principali in Teodoro Crea ed il figlio Giuseppe Crea, accusati di appartenere alla cosca Crea di Rizziconi. Il processo nasce e si sviluppa sulle dichiarazioni dell’ex sindaco di Rizziconi, Bartuccio, che secondo l’accusa sarebbe stato costretto a dimettersi, in quanto la cosca Crea, tramite i suoi affiliati, avrebbe fatto mancare il numero legale in consiglio comunale tramite dimissioni pilotate, che in alcuni casi sarebbero state ottenute con minacce e pressioni.
Nel corso del dibattimento, in cui l’accusa è stata sostenuta dal pm Luca Miceli, sono stati sentiti numerosi testi e collaboratori di giustizia che hanno riferito sui fatti contestati. All’udienza di ieri, è intervenuto l’avvocato Lorenzo Gatto (in foto), difensore di Giuseppe Crea, che oltre a rispondere del reato di associazione mafiosa, con il ruolo direttivo insieme al padre Teodoro, è chiamato a rispondere del reato di truffa a carico della Comunità europea, per l’erogazione di contributi per la coltivazione.
Il penalista reggino, con una dialettica sferzante e coinvolgente, tanto da attirare l’attenzione del numeroso pubblico presente in aula, ha esordito contrattaccando la requisitoria del Pubblico Ministero, incentrata ad esaltare il ruolo dell’ex sindaco, ritenuto un alieno, per avere avuto il coraggio di denunciare il malaffare nell’amministrazione comunale di Rizziconi da lui diretta. L’avvocato Gatto ha ricordato altre figure coraggiose, quella del mugnaio di Gioiosa Jonica Rocco Gatto, e quella di Valerioti, ambedue uccisi dalla mafia.
Bartuccio secondo la ricostruzione dell’avvocato Gatto, «non ha saputo tenere unita la sua maggioranza ed ha trovato utile interessare le autorità giudiziarie, per denunziare fatti che di mafiosità nulla avevano a che vedere, trattandosi solo ed esclusivamente di beghe politiche». L’avvocato Gatto ha ricordato che «la contestazione dell’associazione nell’odierno processo, nasce esattamente il giorno dopo in cui si conclude il primo grado nei confronti della prima associazione contestata nel processo denominato Toro. La prima anomalia – secondo il penalista reggino – consiste nel direttorio della cosca, nel processo Toro, su 25 indagati, vengono condannati solamente in tre, Teodoro Crea e i due figli, Giuseppe e Domenico, nella seconda associazione, scompare Domenico Crea per rimanere solamente Giuseppe ed il padre. In questo contesto – denuncia l’avvocato Gatto nella sua arringa – a Giuseppe Crea viene contestata la condotta associativa, sol perché un soggetto secondo quanto riferito dal Bartuccio, gli ha detto che la vigilanza della centrale elettrica di Rizziconi, interessava al latitante. L’istruttoria dibattimentale e le stesse dichiarazioni del Bartuccio – ha detto l’avvocato Gatto – hanno escluso tale motivo. Infatti, l’ex Sindaco quando gli venne riferito dell’interessamento del latitante, commentò con il suo interlocutore che il latore del messaggio si era inventato tutto sull’interessamento del latitante, e tale certezza – ha continuato il noto penalista reggino – Bartuccio l’ha avuta, allorché incontrando il soggetto che lo aveva avvertito, si è sentito dire che la sua contrarietà alla conferma dell’istituto di vigilanza era dettato dal fatto, che quella ditta interessava al suo oppositore politico che aveva retto l’amministrazione comunale precedentemente e, per tale motivo lo aveva informato, volendogli evitare che nel paese pensassero male di costui».
L’avvocato Gatto ha poi concluso il suo intervento contestando la fattispecie del reato di truffa ai danni della Comunità europea, evidenziando come la qualifica in capo a Giuseppe Crea di coltivatore, era sufficiente ad accedere ai contributi e che comunque nessuno ha mai dimostrato la provenienza illecita o comunque l’intestazione fittizia dei beni al padre Teodoro Crea. Dopo l’avvocato Gatto, sono intervenuti gli avvocati, Marcella Belcastro, Francesco Siclari e Pasquale Loiacono.

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