sabato 21 aprile 2018 05:31
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Marco Siclari

Tagli alla sanità, il senatore Marco Siclari: «Il commissariamento ha fallito e tagliare anche ai privati non può essere la soluzione»

Reggio Calabria. «Parlare ancora oggi di tagli alla sanità in Calabria, mette i brividi. È impensabile e inaccettabile che vi siano ancora strascichi di un sistema che ha ridotto le nostre strutture sanitarie ai minimi termini. I tagli delle prestazioni specialistiche ambulatoriali sono l’ennesima riprova che si programma senza tenere conto delle esigenze dei pazienti e del territorio». Sono parole che il senatore Marco Siclari, già in campagna elettorale, ha rimarcato contro la decisione di tagliare ulteriori fondi anche ai privati peggiorando una situazione che in Calabria è già emergenziale. I dati riportati oggi dal report di Demoskopica evidenziano come, nel 2017, in Calabria 60mila persone hanno affrontato i cosiddetti “viaggi della speranza”, 320 mila nell’intero Sud, con un bilancio in rosso pari a 1,2 miliari di euro. Ma l’aspetto più drammatico è che nel 2017 una famiglia su tre ha rinunciato a curarsi, tra le ragioni principali motivi economici e lunghe liste d’attesa.
«La Lorenzin ha ammesso il suo fallimento con il commissariamento – ha ribadito Siclari – che ha portato un peggioramento della qualità dell’assistenza sanitaria nelle regioni commissariate e in particolar modo in Calabria. L’indicatore nazionale sulla qualità dell’erogazione dei Lea segna un peggioramento dell’assistenza sanitaria in Calabria, quindi, un vero e proprio insuccesso certificato.
Il tutto senza alcuna volontà da parte del Ministro Lorenzin di aiutare i calabresi, che sono il 36%, costretti a migrare in cerca di cure, costretti ad affrontare veri e propri viaggi della speranza che costano alla Calabria circa 1 miliardo l’anno di fondi destinati alle regioni che ci assistono e che, invece, potrebbero essere utilizzati per potenziare le nostre strutture già esistenti e crearne altre nuove. Questo – ha confermato Siclari – non solo porterebbe nuova occupazione al Sud ma, soprattutto, migliorerebbe la sanità in Calabria, una realtà che negli ultimi anni è diventata da terzo mondo e che impedisce moltissimi malati di potersi curare rinviando o, addirittura, rinunciando alle cure. Questa crudeltà, sintomo d’insensibilità, è quanto mai inaudita, non soltanto per il paziente e la sua famiglia ma anche per il Sistema sanitario nazionale che dovrà affrontare costi assistenziali maggiori per coloro che rinunciano alle cure e che poi dovranno curare qualcosa di più grave (a causa della rinuncia). Nessun paese che abbia la pretesa di definirsi civile può tollerare uno scempio simile a quello che sta accadendo nella nostra provincia.
Servizi ospedalieri ridotti ai minimi termini, strutture fatiscenti, personale dimezzato e pazienti rimpallati da una struttura all’altra rischiando la vita. E, come se non bastasse, anche i servizi privati sono messi alle strette non lasciando alcuna scelta se non la migrazione sanitaria. In pochi mesi sono stati tagliati circa 18 milioni di euro, con il conseguente aumento della mobilità passiva. Questo vuol dire che si obbligano i cittadini ad andare a curarsi fuori o rinunciare alle cure se non possiedono la copertura economica necessaria. Inoltre, questa scelta miope mette a rischio più di tremila posti di lavoro impegnati nel settore privato. Quello che è ancor più inconcepibile– ha concluso il senatore Siclari – è perché il commissario Massimo Scura, con mandato scaduto, debba essere confermato nonostante la dichiarazione di fallimento della Lorenzin e la certificazione de peggioramento data dagli indicatori nazionali».
La scelta di Siclari è chiara fin dalla campagna elettorale: «Dobbiamo insistere affinchè la sanità in Calabria non sia più il fanalino di coda della penisola. E mentre lavoriamo per consentire a tutte le strutture pubbliche oggi ridotte all’osso, tanto di personale quanto di reparti, abbiano gli investimenti necessari per tornare ad erogare un servizio di qualità, dobbiamo dare ai privati la possibilità di curare i nostri concittadini».

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