venerdì 20 aprile 2018 23:46
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La villa confiscata in Austria

Operazione Total Reset: villa in Austria acquistata in contanti, in tasca l’American Express Centurion

Reggio Calabria. I Finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria (rende noto un comunicato stampa che qui pubblichiamo integralmente), coadiuvati dal Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, hanno dato esecuzione a complessivi dodici decreti, con i quali il Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione ha disposto il sequestro e la confisca di un ingente patrimonio costituito da beni immobili, beni mobili registrati, attività commerciali e disponibilità finanziarie per un valore di stima pari a circa 21 milioni di euro, in quanto ritenuti essere il frutto delle plurime attività delittuose commesse dagli Organi di Vertice e dagli affiliati di rilievo del potente sodalizio di ‘ndrangheta, localmente denominato Cosca Pesce di Rosarno, egemone nella Piana di Gioia Tauro con importanti e radicate ramificazioni operative su tutto il territorio nazionale ed estero.
I provvedimenti ablativi, che consentono l’incameramento dei beni nel patrimonio dell’Agenzia Nazionale dei Beni confiscati e, quindi, dello Stato, sono il frutto e il coronamento di una lunga serie di accertamenti economico-patrimoniali avviati dal Gico del Nucleo di Polizia Tributaria di Reggio Calabria, finalizzati a circoscrivere e cristallizzare vari elementi, ulteriormente emersi nel corso delle pregresse indagini penali e di prevenzione, sintomatici della continuità e metodicità delle condotte dolosamente poste in essere, al fine di occultare e reinvestire i proventi illecitamente conseguiti anche dall’esercizio di “para-lecite” attività economiche.
L’attività di analisi ha consentito, altresì, di documentare la manifesta sproporzione esistente tra i modesti redditi dichiarati dai soggetti investigati e dai componenti i rispettivi nuclei familiari in rapporto agli ingenti investimenti effettuati e alle acquisizioni patrimoniali agli stessi riconducibili.

In particolare, sono stati sottoposti a confisca:

  • 4 imprese/società, comprensive del loro patrimonio aziendale operanti nel settore agricolo e dei trasporti;
  • vasti appezzamenti di terreno, coltivati ad agrumeto e frutteto, per un’estensione di oltre 25 mila metri quadri, comprensivi dei titoli, rilasciati dall’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura, inerenti l’erogazione degli specifici contributi comunitari;
  • 13 fabbricati, tra i quali figurano tre ville di pregio, di cui una villa di oltre 300 mq, con annessa ulteriore dépendance di circa 200 mq e giardino con una superficie complessiva di oltre 700 mq, ubicata nell’area residenziale del comprensorio di Baden nella bassa Austria;
  • plurimi rapporti finanziari bancari, postali ed assicurativi.

Il valore del patrimonio confiscato ammonta a circa 21 milioni di euro.

Altresì, è stata disposta l’irrogazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza e il versamento di una cauzione in denaro nei confronti dei seguenti sodali della summenzionata cosca:

  1. Giuseppe Pesce cl.’80 – figlio secondogenito del presunto capocosca Antonino Pesce cl.’53 “Testuni”, in atto detenuto – dalla sua spontanea presentazione all’autorità giudiziaria, avvenuta il 13.5.2013, dopo oltre tre anni di latitanza – dovendo scontare una condanna ad anni 16 di reclusione e odierno destinatario della Sorveglianza Speciale di P.S. per anni quattro;
  2. Francesco Pesce cl.’79 – figlio di Giuseppe Pesce cl.’54, detto “Pecora” (deceduto nel settembre 2010, germano del detenuto Antonino Pesce cl.’53 “Testuni”) – con il ruolo di strumento di collegamento e trasferimento di comunicazioni e ordini tra il citato Pesce Antonino e gli altri associati in particolare con il padre, nonché per lo svolgimento delle attività mafiose da quest’ultimo direttamente impartitegli, in atto detenuto, dovendo scontare una condanna ad anni 12 di reclusione e odierno destinatario della Sorveglianza Speciale di P.S. per anni tre;
  3. Francesco Pesce cl.’84 – figlio del presunto boss Salvatore Pesce cl.’61 “u Babbu” – sodale con funzioni operative, nell’approvvigionamento e detenzione di armi, esecuzione di rapine ai danni di imprenditori, atti intimidatori nei confronti di esercenti attività commerciali, nonché nel settore degli omicidi per conto del sodalizio criminale, in atto detenuto, dovendo scontare una condanna ad anni 25 e mesi 8 di reclusione e odierno destinatario della Sorveglianza Speciale di P.S. per anni quattro;
  4. Rocco Pesce cl.’84 – primogenito di  Savino Pesce cl.’63 l’ultimo dei germani del ramo genealogico del Pesce Antonino cl.’53 “Testuni” – partecipe con funzioni operative nel settore degli omicidi per conto del sodalizio criminale, in atto detenuto, dovendo scontare una condanna ad anni 12 di reclusione e odierno destinatario della Sorveglianza Speciale di P.S. per anni tre;
  5. Vincenzo Pesce cl.’86 – fratello del predetto Rocco cl.’84 – partecipe con funzioni operative, nell’approvvigionamento e detenzione di armi, esecuzione di rapine e atti intimidatori nei confronti di esercenti attività commerciali, in atto detenuto, dovendo scontare una condanna ad anni 16 e mesi 8 di reclusione e odierno destinatario della Sorveglianza Speciale di P.S. per anni tre;
  6. Francesco D’Agostino cl.’79 – inteso “Beccaccia” – sodale con funzioni operative nell’approvvigionamento e detenzione di armi, esecuzione di rapine ai danni di imprenditori, atti intimidatori nei confronti di esercenti attività commerciali – in atto detenuto dovendo scontare una condanna ad anni 19 e mesi 6 di reclusione e odierno destinatario dell’aggravamento di ulteriori anni due della Sorveglianza Speciale di P.S. già precedentemente irrogatagli per anni 1 e mesi 6;
  7. Mario Ferraro cl.’49, presunto capo e promotore del Gruppo Ferraro sul territorio calabrese e delle relative ramificazioni operative in Lombardia, stabilmente dedito alla cura degli affari illeciti della cosca pesce, compiti di pianificazione, organizzazione ed esecuzione delle attività estorsive e del traffico di sostanze stupefacenti, in atto detenuto dovendo scontare una condanna ad anni 17 di reclusione e odierno destinatario della Sorveglianza Speciale di P.S. per anni quattro;
  8. Andrea Fortugno cl.’84, partecipe con funzioni operative, nell’approvvigionamento e detenzione di armi, esecuzione di rapine ai danni di imprenditori ed atti intimidatori nei confronti di esercenti attività commerciali, in atto detenuto dovendo scontare una condanna ad anni 9 e mesi 8 di reclusione e odierno destinatario dell’aggravamento di ulteriori anni due della Sorveglianza Speciale di P.S. già precedentemente irrogatagli per anni 3;
  9. Domenico Fortugno cl.’81 – inteso “Mico Ferruzzeddu” – sodale con funzioni operative, nell’approvvigionamento e detenzione di armi, esecuzione di rapine ai danni di imprenditori ed atti intimidatori nei confronti di esercenti attività commerciali, in atto detenuto dovendo scontare una condanna ad anni 16 di reclusione e odierno destinatario della Sorveglianza Speciale di P.S. per anni tre;
  10. Rocco Palaia cl.’72 – genero del Pesce Salvatore cl.’61 “u Babbu” – sodale con funzioni operative, nell’approvvigionamento e detenzione di armi, esecuzione di rapine ai danni di imprenditori ed atti intimidatori nei confronti di esercenti attività commerciali, in atto detenuto, dovendo scontare una condanna ad anni 21 e mesi 2 di reclusione e odierno destinatario dell’aggravamento di ulteriori anni due e mesi sei della Sorveglianza Speciale di P.S. già precedentemente irrogatagli per pari durata;
  11. Alberto Petullà cl.’60, presunto partecipe della c.d. “cellula lombarda” della Cosca Pesce e punto di riferimento per il controllo di ampi spazi del territorio milanese e per lo sviluppo in quella zona delle attività delittuose ivi esercitate, in atto detenuto, dovendo scontare una condanna ad anni 13 di reclusione e odierno destinatario della Sorveglianza Speciale di P.S. per anni tre;
  12. Antonino Tirintino cl.’59, presunto partecipe al sodalizio criminale con il ruolo di intestatario fittizio o, comunque, di intermediario nell’attività di intestazione fittizia di beni ed attività economiche facenti capo a PESCE Salvatore cl.’61 “U Babbu, volta al reimpiego di capitali illeciti del gruppo, condannato ad anni 2 e mesi 6 di reclusione e odierno destinatario della Sorveglianza Speciale di P.S. per anni due;
  13. Giuseppe Di Marte cl.’56 – inteso “Tetenna” – presunto avente all’interno del sodalizio criminale funzioni operative nel settore del traffico di sostante stupefacenti e delle estorsioni, assolto nell’ambito del procedimento del procedimento penale 4302/06 convenzionalmente denominato “All Inside”, odierno destinatario della Sorveglianza Speciale di P.S. per anni tre;
  14. Claudio Lucia cl. ’65, presunto responsabile della cosca per gli investimenti in Lombardia e in territorio estero, da ritenersi tra gli elementi di spicco del Clan Pesce operante in detta area geografica nonché il tesoriere e liquidatore delle spese legali per conto del Gruppo Ferraro, in atto detenuto – dopo il suo arresto avvenuto il 10.3.2011 in Spagna laddove si era rifugiato per sfuggire al provvedimento cautelare di cui era destinatario sin dal 28.4.2010 – dovendo scontare una condanna ad anni 17 e mesi 10 di reclusione e odierno destinatario della Sorveglianza Speciale di P.S. per anni tre.

Proprio in relazione a Claudio Lucia, attesa la proiezione transnazionale del soggetto, è stata posta particolare attenzione investigativa grazie alla quale è stato possibile individuare e circoscrivere il luogo, ove lo stesso Claudio Lucia ha trascorso parte della sua latitanza. Grazie al successivo coordinamento internazionale tra l’Autorità Giudiziaria austriaca e la locale Procura Distrettuale Antimafia è stato possibile giungere al sequestro e confisca della suindicata prestigiosa villa di oltre 300 mq, ubicata nell’area residenziale del comprensorio di Baden nella bassa Austria. Si tratta di uno dei pochissimi casi a livello internazionale di applicazione da parte di una Autorità Giudiziaria estera di una misura di prevenzione patrimoniale prevista dalla legislazione italiana.
A dimostrazione delle enormi possibilità economiche e finanziarie del clan di ‘ndrangheta Pesce, nonché a conferma del presunto ruolo di “tesoriere della filiale lombarda” di Claudio Lucia, è emerso, infatti, come quest’ultimo e la moglie rumena, Camelia Ana Culda cl.’80, avessero la disponibilità, di carte di credito – tra cui la particolare “American Express Centurion”, conosciuta anche come “Carta Nera” o “Black” – solitamente rilasciata dall’American Express a clienti particolarmente facoltosi, considerati avere nella loro disponibilità di credito provviste rientranti nell’ordine di milioni di euro.
Difatti, nel corso della complessa attività info-investigativa – originata da una missiva della Polizia Criminale austriaca di Molding – era emerso che Claudio Lucia, all’inizio del 2009, aveva acquistato – in contanti – a Baden, storica località termale austriaca, una villa di rilevante pregio e del valore di oltre 1 milione di euro, intestandola alla moglie Camelia Ana Culda cl.’80 e, subito dopo, aveva commissionato ed eseguito sulla stessa ingenti lavori di ristrutturazione, per costi di oltre un milione e 500.000 euro, anch’essi pagati esclusivamente, con denaro contante e senza il rilascio della relativa documentazione fiscale, condizione questa espressamente dettata dal committente.
Successivamente, venuto a conoscenza del provvedimento custodiale del 28.4.2010 emesso nei confronti di quaranta presunti appartenenti alla “cosca Pesce”, l’allora irreperibile Claudio Lucia cl.’65 aveva repentinamente provveduto ad alienare i suoi beni di maggior valore intestati alla coniuge rumena; in particolare, procedendo alla cancellazione dal registro delle immatricolazioni austriaco, per trasferimento all’estero, di una Porsche Cayenne Turbo nonché alla cessione della villa ad un cittadino rumeno, Vasile Ilie, al prezzo di “soli” 900 mila euro a titolo di “compensazione” di un asserita pregressa situazione debitoria, transazione questa poi rivelatisi – in virtù di circostanziati elementi successivamente acquisiti – palesemente fittizia e funzionale alla sottrazione del bene dall’eventuale applicazione di provvedimenti cautelari e/o ablativi.
Tra l’altro, Claudio Lucia venne tratto in arresto a Madrid (Spagna), medesima città ove risiedeva stabilmente il cittadino acquirente rumeno della prestigiosa villa.
L’odierna operazione, in sintesi, ha ulteriormente avvalorato l’ormai noto assunto investigativo – mutuato in specifico giudicato cautelare e giudiziario – attestante come la “Cosca Pesce di Rosarno” si avvalga della collaborazione di una nutrita schiera di soggetti, legati al clan da stretti rapporti di parentela e/o, comunque, dalla comune provenienza territoriale, per reinvestire i proventi delle varie illecite e/o “para-lecite” in attività lecite, anche con proiezioni ultra-nazionali, avviando così un piccolo e silente processo di colonizzazione di territori esteri, ove la legislazione interna ancora non riconosce la figura giuridica dell’associazione per delinquere di stampo mafioso.
Infatti, l’aggressione dei patrimoni illeciti, detenuti nello Stato estero, è stata possibile contestando il reato di riciclaggio, previsto anche dal Codice Penale austriaco all’art. 164 – comma 1, a carico di Camelia Ana Culda e Vasile Ilie a fronte della contestazione dell’autorità giudiziaria italiana del reato di cui all’art. 416-bis “associazione per delinquere di stampo mafioso” e art. 629 “estorsione” nei confronti di Claudio Lucia, non ravvisabile tuttavia nella similare fattispecie giuridica di cui all’organizzazione criminale, ex art. 278 C.P. austriaco, o di un’organizzazione terroristica, ex art. 278b del codice penale austriaco.


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