sabato 21 aprile 2018 01:36
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Maierato. Carabinieri e Noe notificano 8 avvisi di garanzia per la frana del 2010

Maierato (Vibo Valentia). Il 15 febbraio del 2010, una enorme frana roto-traslazionale poi evoluta in colata, interessava il paese di Maierato, nella Provincia di Vibo Valentia. Una massa enorme si staccava da una collina subito ad ovest del paese, muovendosi a gran rapidità verso valle, portando via con sé alberi, vegetazione, un pezzo di strada provinciale, e lasciando dietro di sé una enorme nicchia nella collina larga 500 metri ed alta 50 m. Il volume stimato del movimento franoso fu di 10 milioni di metri cubi. La frana si attivò alle 16.30 del 15 febbraio ed ebbe inizialmente un comportamento che i geologi chiamano “scivolamento roto-traslazionale”: formato cioè da una componente di rotazione ed una componente di traslazione. In seguito, a causa della saturazione dei terreni e della loro liquefazione, il movimento evolvette in una vera e propria colata di fango, che avanzò verso valle con velocità molto elevata coprendo più di un chilometro di distanza. I motivi della frana sono stati ricondotti, dopo approfondite indagini supportate da articolate consulenze tecniche, ad un intreccio di fattori: alle scarse qualità geo-tecniche dei terreni del sottosuolo, alla intensa circolazione idrica sotterranea e soprattutto ad alcuni importanti fattori inquinanti che hanno accelerato lo sfaldamento e la liquefazione della roccia.

Oggi, dalle ore 08.00, i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Reggio Calabria e del Comando Provinciale di Vibo Valentia, dopo aver effettuato dei mirati sopralluoghi coadiuvati da CTU della Procura e da personale dell’Arpacal, nell’area di frana, nel depuratore della zona industriale di Maierato ed in quattro Stabilimenti Industriali, nonché l’acquisizione di documentazione presso gli Uffici del Comune di Maierato e della Provincia di Vibo Valentia, hanno notificato otto avvisi di garanzia emessi dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vibo Valentia.
Gli avvisi di garanzia sono stati emessi nei confronti di due funzionari del comune di Maierato e di due funzionari della Provincia di Vibo Valentia, per i reati di disastro colposo e frana, nonché nei confronti di quattro imprenditori della zona industriale di Maierato per disastro ambientale doloso e frana.
Le attività d’indagine, avviate da militari del Nucleo Operativo Ecologico e della Compagnia Carabinieri di Vibo Valentia, risalgono a periodo di tempo antecedente alla frana e cioè all’anno 2008 a seguito di una denuncia presentata da un contadino della zona che aveva segnalato una strana colorazione del fosso Scuotapriti accompagnata de esalazioni nauseabonde.
I successivi approfondimenti d’indagine, hanno consentito di accertare una mancata gestione del depuratore a servizio della zona industriale e l’illecito smaltimento di reflui industriali inquinanti nel predetto fosso. In particolare, le quattro aziende maggiormente coinvolte, che già dalle prime indagini furono interessate da provvedimenti di sequestro parziale o totale dell’opificio, ed in alcuni casi anche dell’arresto in flagranza dei due soci per illecito smaltimento di rifiuti speciali pericolosi.
Gli accertamenti dei tecnici della Procura, che si è avvalsa, per taluni aspetti societari, anche della Guardia di Finanza, hanno consentito di stabilire che la reazione chimica provocata delle sostanze illecitamente smaltite nel predetto fosso, hanno contribuito in modo assolutamente determinante alla verificazione dell’evento frana. Le indagini hanno consentito di accertare che tutti gli indagati, con le loro condotte commissive (imprenditori) od omissive (pubblici funzionari) cagionavano una frana di enormi proporzioni per vastità e caratterizzata da una diffusione talmente repentina da esporre a un concreto pericolo la collettività. Nello specifico, tali condotte, avrebbero contribuito a acidificare fortemente le acque del Fosso Scuotapriti che, attraverso l’ininterrotto scorrimento sotterraneo tra le rocce carbonatiche caratteristiche del sottosuolo, provocavano la lenta e progressiva destrutturazione dei calcari; la quale, combinato con la sovrassaturazione dell’area dovuta, oltre che a deflussi superficiali e allo scarico di acque bianche, anche alle copiose precipitazioni registratesi nei giorni immediatamente precedenti all’evento, provocava una repentina accelerazione del processo di dissoluzione delle rocce e quindi il collasso del sistema geologico di località Giardino.

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