mercoledì 25 aprile 2018 10:06
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Gioco d’azzardo. Nel 2016 oltre tre milioni spesi dalle famiglie arrivate al Ce.Re.So., quasi trecento utenti in trattamento

Reggio Calabria. Dal 2009 il Ce.Re.So. ha strutturato un percorso specifico per il Gioco d’azzardo patologico. Il Centro Reggino di Solidarietà fonda il suo essere in “Progetto Uomo” come riferimento valoriale e metodologico: la Persona è posta al centro dell’operare, è considerata nella sua unicità e bellezza, aldilà della condizione di disagio, capace pertanto di attivare le risorse necessarie, attraverso l’aiuto degli altri, per recuperare una condizione di benessere ed equilibrio. Prima del 2009 i giocatori che richiedevano aiuto al centro d’ascolto erano prevalentemente poliassuntori, o ricaduti di programmi che avevano sostituito la sostanza d’abuso con il gioco d’azzardo. La necessità di un programma specialistico e diversificato è perciò nata dall’osservazione e dalla rilevazione dell’aumento di richieste d’aiuto specifiche: gente che non aveva mai avuto contatto con il mondo delle dipendenze e che si è trovata sovrastata da un problema capace di fare implodere tutto il sistema familiare e sociale.
Dal 2009 al 2016 hanno contattato il centro per informazioni, consulenze, primi colloqui 276 persone. Sono stati attivati 98 percorsi trattamentali, di cui 51 conclusi. Nel 2016 gli utenti che si sono rivolti al centro sono stati 51. I trattamenti attualmente in corso sono 18, i dimessi nell’anno 2016 sono 11. Nel tempo, pertanto, il programma si è definito in modo sempre più nitido, fino ad assumere la forma attuale che prevede una fase di accoglienza, una fase di trattamento e una fase di distacco. Tutte le fasi sono costantemente monitorate dal Dipartimento delle Dipendenze dell’Asp di Reggio Calabria guidato dalla dott.ssa Caterina De Stefano. Quando il giocatore e la famiglia accedono al centro, l’equipe multidisciplinare composta dagli educatori, dallo psicologo e dal medico psichiatra ascoltano il giocatore e i familiari che lo accompagnano. La situazione debitoria, il grado di compulsività, la rete sociale di sostegno e le problematiche personologiche sono i fattori che definiscono i parametri del percorso individualizzato che da avvio alla vera e propria fase di trattamento.
Il giocatore accede al centro diurno che si trova presso il servizio semiresidenziale “don Tonino Bello – Casa Carlo Pizzi” a Sambatello per avere un’occasione di contenimento e uno spazio di condivisione per riprendere coraggio e accrescere la motivazione, soprattutto laddove non vi siano attività lavorative, né altri spazi sociali e familiari significativi Solo nel 2016 i soldi spesi dai giocatori (tra quelli arrivati al Cereso) ammontano ad oltre tre milioni di euro. Numeri pazzeschi anche in virtù della condizione sociale ed economica degli stessi. Infatti, oltre la metà dei giocatori in trattamento è monoreddito. Finanziarie, usurai e prestiti bancari sono i principali strumenti utilizzati dai giocatori per far fronte ai debiti. Dai dati in possesso, emerge che, il 70% dei giocatori in trattamento al Ce.Re.So. ha un’età media di 55 anni. La somma maggiore è stata giocata negli apparecchi (slot e vlt) seguono i gratta e vinci, il loto e le scommesse sportive. Il Giocatore è prevalentemente maschio, ha un diploma di scuola media superiore e spesso usa tabacco.
Luciano Squillaci Presidente Nazionale della Fict da più tempo denuncia il problema del Gap. “Una dipendenza che sta assumendo, sempre di più, le sembianze di una vera e propria epidemia. Gli ultimi dati forniti alla Camera dei Deputati parlano di oltre 88 miliardi bruciati dagli italiani nel gioco d’azzardo “legale”, circa il 4,4% del PIL, con una crescita nel 2016 di oltre il 7% del fatturato. Solo in Calabria parliamo di quasi 1,2 mil. di euro in un anno, quasi 700 euro pro capite compresi bambini ed anziani over 65 anni. E pensare che la spesa regionale per le politiche sociali non supera i 27 euro a cittadino. Del resto solo a Cosenza nel 2015 sono state censite più di 5.000 slot, mentre a Reggio siamo ben al di sopra le 4.000 ed a Catanzaro quasi 3.000. Numeri impressionanti che purtroppo sono destinati a salire. Nonostante il GAP sia stato inserito ormai dal 2012, decreto “Balduzzi”, tra i livelli essenziali di assistenza, a tutt’oggi il disturbo da Gioco d’Azzardo non è ancora stato compiutamente declinato né in termini di cura, né tantomeno in termini di adeguata prevenzione. La Calabria ha inviato il proprio lo scorso febbraio, ed ora è in attesa della risposta da parte del Ministero. Al contempo ha chiesto alla Aziende sanitarie territoriali di predisporre il proprio piano operativo entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto. Sembra davvero essere solo una piccola stampella, rispetto ad una patologia che dovrebbe invece essere regolamentata e finanziata adeguatamente. Certamente non è molto, ma qualcosa almeno si muove. L’auspicio è che i fondi siano investiti in modo prioritario nei servizi di cura alla persona, attraverso la valorizzazione dei servizi pubblici e delle comunità terapeutiche che sino ad oggi hanno tentato di dare risposte seppure nella indifferenza generale, ed in un piano di prevenzione e sensibilizzazione indirizzata ai giovani sempre più attratti e legati ai social network e internet, ed agli anziani, over 65, particolarmente vulnerabili ed a rischio”.

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